Ajax e Atalanta si affronteranno giovedì 22 ottobre in Conference League, in una gara tra due squadre profondamente cambiate rispetto all’ultimo confronto del 2022. L’Ajax allenato dallo spagnolo Míchel cerca certezze dopo un avvio discontinuo, mentre i nerazzurri si presentano ad Amsterdam in una fase diversa rispetto alla stagione che li aveva portati a competere ai massimi livelli europei.
Il precedente più significativo risale al 2020. Il 27 ottobre, a Bergamo, la partita terminò 2-2: alla doppietta di Tadic rispose Zapata con due reti in rimonta. Il 9 dicembre, invece, alla Johan Cruijff Arena fu il gol di Muriel, arrivato a cinque minuti dalla fine, a regalare all’Atalanta la vittoria e la qualificazione agli ottavi di Champions League. Da allora, però, entrambe le formazioni hanno attraversato cambiamenti profondi.
L’eredità del calcio totale
L’Ajax ha costruito la propria identità attraverso diverse epoche d’oro. Tra gli anni Sessanta e Settanta, il cosiddetto calcio totale rivoluzionò l’interpretazione del gioco: i ruoli fissi vennero superati e la squadra partecipava in modo collettivo sia alla fase offensiva sia a quella difensiva. Sotto la guida di Michels prima e di Kovacs poi, i lancieri conquistarono tre Coppe dei Campioni consecutive, nel 1971, 1972 e 1973. Cruijff, Krol, Keizer e Neeskens divennero i simboli di quella generazione.
Un’altra stagione memorabile arrivò tra il 1992 e il 1997, con l’Ajax di Van Gaal. In quel periodo il club vinse una Coppa Uefa, la Champions League del 1995 contro il Milan e una Coppa Intercontinentale, chiudendo una stagione senza sconfitte. La sentenza Bosman, all’inizio degli anni Novanta, contribuì però a cambiare gli equilibri del calcio europeo e rese più difficile per il club olandese trattenere a lungo i propri giovani talenti.
Qualità offensiva e difesa vulnerabile
L’Ajax attuale conserva qualità e potenziale in avanti, ma fatica a trasformare la produzione offensiva in risultati. Dopo nove giornate di Eredivisie ha segnato 27 gol, un dato che conferma la pericolosità della squadra, ma ha raccolto meno punti di quanto il volume di gioco avrebbe suggerito e occupa il quarto posto in classifica.
Il problema principale riguarda la tenuta difensiva. I biancorossi hanno incassato 12 reti in nove partite, pagando diversi errori in uscita e una generale mancanza di solidità. La squadra punta sul possesso palla e prova a indurre gli avversari all’errore; Klaassen cerca spesso l’inserimento dal centrocampo, mentre Arokodare ha già realizzato 7 gol e 2 assist in 12 gare stagionali.
Come l’Atalanta, l’Ajax utilizza il 4-3-3 ed è considerato tra i candidati alla vittoria della Conference League. Il momento, tuttavia, resta complicato: giovedì scorso la formazione di Míchel ha perso 2-1 contro l’Hajduk Spalato nonostante il predominio nei passaggi, con 380 palloni completati, l’87% di precisione e il 55% di possesso. Rispetto alle squadre del passato, l’Ajax appare oggi meno intenso e pressante, più fragile in difesa e ancora privo degli automatismi che avevano accompagnato le sue stagioni migliori.