Trentuno messaggi inviati da Pamela Genini a un amico riaprono il tema dei problemi ai freni della sua Mercedes Classe A, verificatisi nel 2020. Nelle conversazioni, la giovane riferiva che il carrozziere aveva riscontrato una possibile manomissione e indicava come sospettato Francesco Dolci, con cui aveva avuto una relazione di conoscenza e diversi contrasti.
La vicenda è tornata all’attenzione nell’ambito degli accertamenti sulla morte di Genini, uccisa a Milano dall’ex fidanzato Gianluca Soncin il 14 ottobre dell’anno scorso. I messaggi, emersi dalla cerchia più vicina alla donna, non sarebbero ancora stati acquisiti dai carabinieri, che dovranno valutarne contenuto e attendibilità. L’amico che li avrebbe ricevuti era già stato ascoltato come testimone nella primavera scorsa, ma non li aveva consegnati agli investigatori.
Il viaggio in Toscana e i problemi alla vettura
Nel 2020 Pamela Genini, originaria di Strozza, aveva trascorso un periodo in Toscana con un’amica e Dolci. Il soggiorno avrebbe dovuto favorire un riavvicinamento dopo alcuni screzi, ma tra i due sarebbe nata una nuova discussione. Dolci sarebbe quindi rientrato da solo, mentre l’auto di Pamela era rimasta nella sua disponibilità prima della partenza.
Dopo avere recuperato la vettura, la giovane avrebbe riscontrato problemi all’impianto frenante e si sarebbe rivolta a un meccanico. Nei messaggi raccontava la propria preoccupazione, condivideva fotografie dell’auto e sosteneva che Dolci volesse renderla dipendente da lui. In una delle conversazioni riferiva anche che l’uomo si era detto disponibile a procurarle un’auto a noleggio.
Pamela sarebbe poi andata in una caserma di Bergamo accompagnata dall’amica, con l’intenzione di presentare denuncia. Non è però chiaro se l’atto sia stato effettivamente formalizzato. Secondo quanto riferito nei messaggi, i carabinieri le avrebbero spiegato che l’eventuale denuncia avrebbe dovuto essere presentata contro ignoti. In seguito, la giovane avrebbe trovato anche alcuni graffi sulla carrozzeria, che aveva nuovamente attribuito a Dolci.
La versione dell’indagato
Le conversazioni sono state confermate dall’associazione Scarpetta Rossa Aps, che assiste la famiglia di Pamela Genini. Gli elementi potrebbero essere valutati dagli inquirenti nel quadro dell’indagine coordinata dal pm Giancarlo Mancusi sulla profanazione della tomba della giovane e sull’asportazione della testa, che non è mai stata ritrovata.
Francesco Dolci, 41 anni, è l’unico indagato per quella vicenda e respinge ogni accusa. Sostiene che l’auto di Pamela fosse parcheggiata a Milano quando si verificarono i problemi e che il meccanico avesse individuato soltanto un tubo rotto. Conferma il viaggio in Toscana e il litigio, ma nega di avere manomesso i freni o danneggiato la carrozzeria. L’uomo afferma inoltre di avere un documento in grado di sostenere la propria ricostruzione e dichiara di avere accompagnato Pamela a presentare denuncia.