Chiara Mocchi, la professoressa accoltellata il 25 marzo da un alunno della terza C delle scuole medie di Trescore Balneario, ha scritto una lettera alla collega Isabella Marsilio, aggredita a Roma da uno studente di 13 anni. Il messaggio è stato affidato all’avvocato Angelo Lino Murtas, che lo ha reso noto mentre l’insegnante bergamasca prosegue il percorso di guarigione dalle ferite riportate al collo e all’addome.
Mocchi ha espresso «sgomento» per l’episodio romano e vicinanza alla collega, informata del fatto che la donna ha reagito bene e che si è già recata in caserma per la deposizione. Nella lettera ha inoltre ringraziato il ragazzo intervenuto per difendere l’insegnante aggredita, riconoscendo nel suo gesto lo stesso coraggio mostrato dall’alunno che aveva preso le sue difese durante l’aggressione avvenuta a Trescore.
L’appello dopo le due aggressioni
Secondo quanto riferito nella lettera, entrambi gli episodi sono stati accompagnati dal tentativo di registrare l’aggressione. Il 13enne romano indossava una telecamera per riprendere la scena e trasmetterla in diretta su Telegram, con una modalità analoga a quella utilizzata dallo studente coinvolto nell’episodio di Trescore. La docente ha definito questo comportamento una forma di spettacolarizzazione della morte e ha richiamato la necessità di restituire centralità alla vita.
Il messaggio di Mocchi si concentra quindi sul rapporto tra istituzione scolastica, famiglie e studenti. La professoressa auspica che venga recuperato il pieno significato dell’alleanza educativa e del patto di corresponsabilità, indicando nei valori il punto di riferimento per prevenire nuove fratture. A suo giudizio, i ragazzi devono essere aiutati a riconoscere negli insegnanti alleati, sostegni e guide, non antagonisti o ostacoli.
La vicinanza alla collega
La docente bergamasca ha annunciato che scriverà direttamente a Isabella Marsilio per accompagnarla nel percorso di ripresa dopo lo choc dell’aggressione. Il suo intervento nasce dall’esperienza personale e dal parallelismo tra i due episodi, entrambi caratterizzati dall’attacco di uno studente a un’insegnante e dalla presenza di un compagno intervenuto in difesa della vittima.
«La scuola è Vita, non teatro di morte», ha scritto Mocchi nella parte conclusiva del suo appello. La frase riassume il senso della lettera: riportare il confronto tra docenti e studenti all’interno di una relazione educativa e respingere l’idea che la violenza possa diventare un contenuto da esibire o trasformare in spettacolo.