Sentenza giudiziaria

Omicidio Muttoni a Valbrembo: De Simone ideò la rapina

Le motivazioni spiegano il riconoscimento delle attenuanti per confessione, collaborazione e condizioni personali dei due imputati.

Omicidio Muttoni a Valbrembo: De Simone ideò la rapina

Nelle motivazioni della sentenza sull’omicidio di Luciano Muttoni, i giudici ricostruiscono la violenza dell’aggressione e spiegano le ragioni per cui sono state riconosciute le attenuanti generiche ai due imputati. Carmine De Simone è stato condannato a 23 anni e mezzo di carcere, mentre Mario Vetere dovrà scontare 16 anni per la morte dell’affittacamere di 58 anni, ucciso nella sua abitazione di Valbrembo il 7 marzo 2025.

Secondo la Corte, il piano era stato concepito con lucidità e consapevolezza. Muttoni fu colpito con pugni, calci e con il calcio di una pistola scacciacani. L’aggressione proseguì anche quando la vittima era ormai agonizzante e venne lasciata sul pavimento senza che fossero chiamati i soccorsi. Per i giudici, i due imputati lasciarono prevalere la valutazione egoistica di non essere scoperti, anche se la sentenza riconosce le differenze tra le loro personalità e i rispettivi ruoli.

La ricostruzione dell’agguato

La Corte ritiene che l’obiettivo della spedizione fosse rapinare Muttoni e impossessarsi del denaro che gli era stato visto addosso. A sostegno di questa ricostruzione ci sono le dichiarazioni rese da De Simone al giudice per le indagini preliminari e quelle di Vetere, che raccontò di essere stato contattato per eseguire un lavoro. Il collegamento con l’abitazione di via Rossini sarebbe stato Alessandro Alfì, già condannato a 5 anni e 8 mesi per concorso in rapina, accusato di aver accompagnato e poi recuperato gli altri due.

Vetere ha riferito che l’accordo prevedeva di entrare rapidamente, non fare del male a nessuno e al massimo tenere ferma la vittima. Nella realtà, l’aggressione durò circa 14 minuti e si concluse con la morte di Muttoni. I due si allontanarono portando con sé 50 euro, le carte di credito e la vecchia Volkswagen dell’affittacamere. De Simone fu poi trovato alla guida dell’auto a Sovico, in provincia di Monza Brianza, senza patente e in compagnia di tre amici. Il ritrovamento della vettura portò i carabinieri all’abitazione della vittima: dopo aver suonato il campanello alle 3 di notte senza ricevere risposta, gli investigatori tornarono il mattino seguente. Fu la compagna a trovare il corpo. Il medico legale stabilì che il decesso risaliva ad almeno 10-12 ore prima.

Le attenuanti e il ruolo dei due imputati

Le attenuanti generiche sono state concesse considerando la confessione, l’atteggiamento collaborativo e il comportamento mantenuto durante il processo, celebrato in tre udienze sulla base degli atti. Ha avuto un peso anche il vissuto personale dei due, segnato dalla necessità di procurarsi denaro per acquistare droga. Nel caso di De Simone, il difensore Luca Bosisio aveva chiesto una perizia psichiatrica, ma la Corte presieduta da Donatella Nava, con Sara De Magistris giudice estensore, ha respinto la richiesta.

De Simone, 25 anni, ha una storia personale complessa: perse la madre a sette anni, trascorse periodi in comunità e iniziò a fare uso di droghe tra i 16 e i 17 anni. Nel 2009 era stato seguito dalla neuropsichiatria infantile, che aveva diagnosticato un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline. I giudici hanno però ritenuto che queste vicende non avessero inciso sulla capacità di intendere e di volere, pur contribuendo al bilanciamento tra attenuanti e aggravanti.

Per la Corte, De Simone fu l’ideatore e il direttore dell’operazione, mentre Vetere ebbe un ruolo diverso e un precedente per rapina e tentate lesioni. Le attenuanti sono state bilanciate con le aggravanti della minorata difesa della vittima e del legame con la rapina. La pm Letizia Ruggeri, che aveva chiesto l’ergastolo per entrambi, non ha impugnato la decisione. L’avvocato di Vetere, Daniele Tropea, ha invece presentato appello.