Crisi cooperativa

Cfl chiude quattro supermercati e valuta il futuro

Perdite e debiti spingono i 4.800 soci verso una decisione sul destino dell’attività commerciale

Cfl chiude quattro supermercati e valuta il futuro

Sabato hanno cessato l’attività i punti vendita di Badalasco, Ponte San Pietro, Gorle e Presezzo. Resta ancora operativo il supermercato di Treviglio, ma anche per questa sede la chiusura appare ormai probabile. La Cfl, storica realtà della grande distribuzione nata nel territorio della Bassa, ha annunciato una fase di profonda difficoltà economica e a settembre riunirà in assemblea straordinaria i suoi 4.800 soci.

Fondata nel 1972 come gruppo d’acquisto per famiglie e lavoratori, la cooperativa aveva iniziato la propria attività in uno scantinato di via Pontirolo. Nel corso degli anni aveva affrontato la concorrenza della grande distribuzione riuscendo a svilupparsi e conquistando anche una notorietà nazionale: nel 1980 fu infatti la prima realtà italiana a vendere libri scolastici.

La concorrenza e l’espansione

Negli ultimi sette anni, però, la competizione con discount e grandi catene è diventata sempre più difficile, soprattutto dopo l’apertura di nuovi punti vendita nel territorio di Treviglio. La Cfl aveva reagito puntando sui minimarket nei paesi privi di negozi alimentari di vicinato. Nel 2020 aveva incorporato la Cooperativa Acli di Badalasco e rilevato il negozio Legler di Presezzo; alla fine del 2023 era arrivata a Ponte San Pietro e a metà del 2024 aveva acquisito un altro punto vendita ex Legler a Gorle.

Le operazioni avevano richiesto investimenti in una fase già delicata per i conti. Nel 2022 la cooperativa aveva registrato 4,6 milioni di euro di fatturato, chiudendo con una perdita di 42 mila euro. Nel 2023 i ricavi erano saliti a 4,7 milioni, ma il bilancio aveva evidenziato un rosso di 10 mila euro. Nel 2024 il fatturato era cresciuto del 12%, fino a 5,5 milioni, mentre la perdita aveva raggiunto 172 mila euro, anche per l’impatto degli ammortamenti del 2020 congelati durante l’emergenza Covid.

L’incremento delle vendite era stato sostenuto dai nuovi negozi, mentre le sedi storiche avevano risentito dell’arrivo di nuovi concorrenti. Il punto vendita di Fara d’Adda, dopo l’apertura di Iperal, aveva registrato un calo del fatturato del 6,9%. Quello di Treviglio, che con 3,5 milioni di euro rappresentava il 67% delle entrate della Cfl, era sceso del 2,3%, con 50 mila euro di vendite in meno su 82 mila persi nel solo dicembre, quando era stato inaugurato il nuovo negozio Esselunga.

Le decisioni attese dai soci

Nel bilancio il margine operativo dell’intera cooperativa risultava negativo. Il presidente uscente Angelo Jamoletti, dopo 11 anni alla guida della Cfl, aveva definito la situazione affrontabile con interventi gestionali, ma aveva anche indicato la possibile vendita della palazzina di via XXIV Maggio e di una parte dell’immobile di Badalasco. La cessione avrebbe garantito liquidità immediata, ritenuta più utile degli immobili stessi in una fase segnata dal peso degli interessi su mutui e fidi contratti per l’espansione. Dopo la perdita del 2024, la cooperativa poteva ancora contare su un capitale proprio di 541 mila euro.

Nel 2025 le difficoltà sono diventate più evidenti. A Treviglio, all’inizio dell’estate, diversi clienti avevano trovato scaffali non riforniti. Il 24 luglio l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio, mentre le perdite risultavano tali da avere eroso il capitale sociale. Venerdì, attraverso un comunicato diffuso sui social, la Cfl ha quindi confermato la chiusura immediata dei quattro negozi e ha annunciato una successiva valutazione sul destino della sede principale. A settembre l’assemblea straordinaria dovrà esaminare le cause della situazione economico-finanziaria e discutere le possibili soluzioni per affrontare lo stato di crisi.