Memoria civile

A Bergamo la Quarto Savona 15, simbolo della strage di Capaci

La vettura resterà visibile fino al 28 settembre; attese migliaia di studenti e previsti incontri con familiari e autorità

A Bergamo la Quarto Savona 15, simbolo della strage di Capaci

Le lamiere accartocciate, i resti dei sedili e una ruota rimasta intatta raccontano, dietro il vetro della teca allestita nel cortile del palazzo della Provincia di Bergamo, uno dei capitoli più drammatici della storia italiana recente. La Quarto Savona 15, l’auto della scorta di Giovanni Falcone distrutta nell’attentato del 23 maggio 1992, resterà esposta fino al 28 settembre.

Nella strage di Capaci persero la vita gli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, che viaggiavano sull’auto di scorta davanti a quella del magistrato. Per la mostra sono già state richieste visite da parte di circa tremila studenti, anche provenienti dalle province vicine. L’iniziativa è nata dalla collaborazione con gli studenti dell’Itc di Clusone, nell’ambito di un progetto dedicato alla conoscenza dei fenomeni mafiosi e all’apertura dell’anno scolastico.

Il legame con Bergamo

Tra gli agenti uccisi c’era Antonio Montinaro, originario della Puglia ma legato professionalmente a Bergamo. Aveva prestato servizio nella questura cittadina dal 1984 al 1988, prima come operatore del 113 e poi nella sezione Volanti. Dal 1986 aveva iniziato a recarsi in Sicilia, in regime di aggregazione, per partecipare ai servizi di vigilanza durante il maxiprocesso, prima del trasferimento definitivo a Palermo, dove sarebbe diventato capo della scorta di Falcone.

Rocco Di Sogra, oggi avvocato ed ex ispettore superiore della Polizia di Stato, aveva lavorato con Montinaro sulle Volanti. Lo ricorda come un collega attento, intraprendente e sempre pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Di Sogra ha raccontato anche la richiesta ricevuta da Montinaro per poter restare a Palermo, dove aveva conosciuto la donna che sarebbe diventata sua moglie. La notizia della strage, ha ricordato, fu vissuta dai colleghi come un trauma indelebile.

Montinaro era già stato ricordato a Bergamo nel 2002, durante una cerimonia al teatro Donizetti alla quale aveva partecipato la vedova. In quell’occasione la famiglia aveva ringraziato la città per aver ricordato gli agenti con i loro nomi, e non soltanto come componenti della scorta di Falcone. Secondo Di Sogra, tuttavia, il legame tra il poliziotto e Bergamo rischia di essere stato dimenticato.

Il messaggio alle nuove generazioni

Il programma prevede anche una tavola rotonda al liceo Mascheroni con la vedova di Montinaro, il questore Vincenzo Nicolì e il procuratore Maurizio Romanelli, moderata dal giornalista Lirio Abbate. Il 21 settembre, alle 15, il capo della Polizia Vittorio Pisani terrà inoltre una lectio magistralis all’Università sul tema della sicurezza e dell’innovazione digitale. Alle 19, al Donizetti, è previsto il concerto della Banda musicale della Polizia di Stato, aperto al pubblico.

Per Nicolì, l’esposizione della vettura e la presenza della vedova rappresentano un’occasione per collegare il ricordo della strage alle sfide attuali. Il questore ha sottolineato che la mafia non è scomparsa, ma si è evoluta, anche nel Nord Italia, attraverso attività più difficili da riconoscere. Mostrare i resti dell’auto, ha spiegato, significa rendere concreta la violenza espressa da Cosa Nostra e aiutare i giovani a comprendere il prezzo pagato dagli agenti che hanno combattuto la criminalità organizzata.

Nicolì ha richiamato anche la propria esperienza maturata in Sicilia tra il 2007 e il 2011, quando lavorava a Palermo e leggeva ogni giorno l’elenco delle vittime della mafia. La Quarto Savona 15, ha aggiunto, ricorda il sacrificio di quei poliziotti e il debito di riconoscenza delle nuove generazioni, comprese quelle che oggi possono contare su strumenti di sicurezza più avanzati.