Nicola Armaroli, chimico e dirigente di ricerca del Cnr, sarà domenica 11 ottobre alle 15 nella tensostruttura di piazza della Libertà, a Bergamo, per partecipare a BergamoScienza. In dialogo con il filosofo della scienza Telmo Pievani, affronterà il tema dell’energia del futuro. In vista dell’incontro, il ricercatore ha analizzato tecnologie, politiche pubbliche, ostacoli burocratici e conseguenze della transizione su clima, salute e competitività industriale.
Secondo Armaroli, fotovoltaico e batterie hanno ormai assunto un ruolo centrale nel cambiamento del sistema elettrico. I costi degli impianti sono diminuiti e i grandi sistemi di accumulo permettono di conservare l’elettricità prodotta nelle ore centrali della giornata per utilizzarla la sera e durante la notte. Il ricercatore sottolinea inoltre la natura modulare di queste tecnologie, che possono essere installate su piccola scala oppure replicate in grandi impianti. A livello globale, sostiene, oltre l’80% della nuova capacità elettrica installata deriva oggi da fotovoltaico ed eolico.
Le scelte dell’Italia
Il dibattito europeo, osserva Armaroli, si è spostato dalla sola emergenza climatica ai temi della sicurezza degli approvvigionamenti, della volatilità dei prezzi e della competitività industriale. La necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, però, resta immutata. L’Europa dispone di risorse limitate di idrocarburi e, a suo giudizio, l’Italia rischia di frenare il cambiamento senza avere una reale alternativa nazionale. Nel mirino finiscono anche le contraddizioni tra il sostegno al gas, il ritorno del nucleare e l’opposizione alla mobilità elettrica e agli impianti rinnovabili.
La discussione sulla collocazione degli impianti, precisa il ricercatore, è legittima e dovrebbe prevedere il coinvolgimento delle amministrazioni e delle comunità locali. Il problema nasce quando la tutela del paesaggio diventa un ostacolo sistematico. Armaroli richiama anche il peso della burocrazia, che renderebbe complesso lo sviluppo delle comunità energetiche e l’accesso agli incentivi. Questi strumenti potrebbero consentire a cittadini, imprese ed enti locali di condividere l’energia prodotta e i relativi benefici economici.
Industria, salute e informazione
Per le imprese energivore, una possibile soluzione è rappresentata dai Ppa, accordi di lungo periodo per l’acquisto di elettricità rinnovabile a prezzi concordati. Per i processi più difficili da elettrificare, Armaroli indica invece biogas e biometano, mentre considera insufficiente l’aumento della produzione nazionale di gas per incidere sui prezzi. La transizione richiede anche nuove competenze professionali e una comunicazione capace di rendere comprensibili i cambiamenti, evitando che il confronto si trasformi in una contrapposizione identitaria.
Nel colloquio viene affrontato anche il rapporto tra decarbonizzazione e salute pubblica. Le emissioni dei veicoli, in particolare nelle aree più inquinate della Pianura Padana, continuano a rappresentare un problema nonostante i progressi compiuti dai motori tradizionali. L’auto elettrica, sostiene Armaroli, elimina in città le emissioni della combustione allo scarico, mentre una quota crescente dell’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili. Il ricercatore critica infine la scarsa attenzione con cui gli eventi estremi vengono collegati al cambiamento climatico e ai combustibili fossili, sostenendo che modificare il racconto pubblico non può cambiare la realtà dei fatti.