L’isola dei ricordi è il nuovo film d’animazione DreamWorks Animation, scritto e diretto da Joel Crawford e Januel Mercado. La pellicola, prodotta negli Stati Uniti nel 2026 e della durata di 109 minuti, è arrivata nelle sale il 24 settembre ed è programmata anche in diversi cinema della provincia di Bergamo.
Al centro della storia ci sono Jo e Raissa, due ragazze diplomate e amiche fin dall’infanzia, ormai vicine a intraprendere percorsi diversi. Jo, doppiata in originale da H.E.R., è ribelle, abile nel disegno e profondamente legata alle storie leggendarie raccontate dalla nonna. Raissa, a cui presta la voce Liza Soberano, è invece una studentessa brillante, con un futuro già orientato verso la Caltech di Los Angeles. La loro amicizia attraversa gli anni e arriva alla vigilia della partenza di Raissa dalle Filippine.
Un viaggio tra ricordi e leggende
Durante la loro ultima notte insieme, le due protagoniste si imbattono in un misterioso portale che le conduce sull’isola fantastica di Nakali, un luogo dimenticato e conosciuto soltanto attraverso le storie popolari. L’isola è abitata da creature magiche e mitologiche, tra cui Raww, un licantropo-cane pasticcione doppiato da Dave Franco, e la temibile Manananggal, interpretata vocalmente da Lea Salonga.
Per riuscire a tornare a casa, Jo e Raissa devono affrontare le creature dell’isola e accettare un prezzo molto alto: sacrificare i ricordi della loro amicizia. La memoria è custodita anche fisicamente in un braccialetto comune, elemento che rende concreto il legame tra le due ragazze e il rischio di dimenticare ciò che hanno vissuto insieme. La scelta tra il ritorno e la conservazione del passato diventa così il motore principale dell’avventura.
Il passato come base per il futuro
Il film costruisce il proprio racconto sulla contrapposizione tra passato e futuro. Jo è ancorata ai ricordi e fatica a immaginare ciò che verrà, mentre Raissa appare già proiettata verso il domani, anche per effetto delle aspettative della famiglia e della partenza negli Stati Uniti. Il sacrificio della memoria diventa quindi una metafora del passaggio alla vita adulta e della paura di perdere le proprie radici.
La storia attribuisce alla memoria un valore personale e collettivo. Da una parte ci sono le esperienze condivise, le emozioni e i momenti che contribuiscono a formare l’identità; dall’altra le leggende e le tradizioni, che costituiscono il patrimonio culturale della comunità. Il folklore filippino entra così in dialogo con un immaginario contemporaneo fatto di razzi spaziali, creature fantastiche e ambientazioni mutevoli.
Anche la realizzazione visiva insiste sul confronto tra linguaggi differenti. L’animazione alterna il 3D a sequenze in 2D ispirate agli anime giapponesi e alla street art, con cambi di stile e formato che accompagnano la frenesia del racconto. Le saturazioni cromatiche riconducibili agli anni Novanta si uniscono a una ricerca espressiva particolarmente evidente nella rappresentazione delle creature di Nakali.
Il risultato è un film capace di rivolgersi a un pubblico eterogeneo, grazie a una narrazione di formazione sostenuta da ritmo e inventiva visiva. La pellicola non propone una soluzione particolarmente rivoluzionaria, ma sviluppa con efficacia il rapporto tra amicizia, memoria e crescita, mantenendo al centro il passaggio delicato verso il futuro.