Daniele Nembrini, 58 anni, è agli arresti domiciliari insieme alla moglie Luisa Carminati nell’ambito dell’inchiesta della procura che dal 2023 riguarda la Fondazione San Michele Arcangelo e le realtà collegate. L’imprenditore è accusato di peculato, bancarotta fraudolenta, falso in atto pubblico e truffa aggravata. Secondo l’ipotesi investigativa, il sistema avrebbe consentito di drenare risorse pubbliche destinate alle attività sociali e formative, sotto la copertura dell’impegno religioso e sociale.
Nembrini è il fondatore della San Michele Arcangelo e delle cosiddette opere connesse. I pubblici ministeri Silvia Marchina ed Emanuele Marchisio, con l’aggiunto Maria Cristina Rota, gli attribuiscono un ruolo centrale nella gestione delle fondazioni, descritte negli atti come una rete di enti collegati e utilizzati secondo una logica simile a quella di una holding. La moglie, considerata il suo braccio destro, avrebbe contribuito alla gestione del patrimonio familiare, stimato in circa 4,5 milioni di euro. Di questa somma, circa 3 milioni sono stati sequestrati.
Il sistema dei trasferimenti
Al centro della ricostruzione del gip Luca Bonifacio ci sono passaggi di denaro tra la San Michele Arcangelo e le altre fondazioni. I trasferimenti verso le opere sarebbero stati indicati come finanziamenti del socio o prestiti senza interessi, mentre quelli nella direzione opposta sarebbero stati classificati come donazioni o contributi a fondo perduto. Gli inquirenti ritengono che questo meccanismo abbia contribuito al dissesto gestionale degli enti, anche attraverso i contributi volontari richiesti alle famiglie.
Tra gli episodi esaminati figura una telefonata del 17 luglio 2024. Alvin Laci, indicato negli atti come factotum di Nembrini e già condannato per vicende legate alla droga, contattò Federico Gabbiadini, allora amministratore di JobsAcademy, una delle fondazioni collegate. Laci avrebbe chiesto la disponibilità di un finanziamento. Gabbiadini rispose che sui conti c’erano circa 300 mila euro, ma precisò che si trattava di fondi del Pnrr, non utilizzabili per finalità diverse da quelle previste.
Le contestazioni e la difesa
La procura contesta inoltre l’impiego di risorse degli enti per l’acquisto e la ristrutturazione di una villa a Cenate Sotto e di altri immobili, tra cui il complesso di via Carnovali. In una riunione del 14 maggio 2024, Nembrini avrebbe definito la San Michele Arcangelo una fondazione di famiglia, rivendicando un controllo diretto sugli incarichi amministrativi e finanziari.
Nel materiale dell’inchiesta compaiono anche aspetti dello stile di vita dell’imprenditore: un ufficio protetto da più porte e controlli, un altare all’interno dei locali e un fisioterapista assunto come autista e dotato di arma. Nembrini, che sui social e in alcuni video ha respinto le accuse richiamando la propria fede, avrebbe inoltre utilizzato un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo raffigurava armato in un ranch.
Dopo l’avvio dell’indagine, Nembrini e Carminati si sono dimessi dagli incarichi nelle fondazioni. Gli avvocati Barbara Bruni e Marco De Cobelli contestano l’attualità delle esigenze cautelari, sostenendo che gli enti non ricevono più finanziamenti, e stanno valutando il ricorso al Riesame. La difesa attende inoltre l’esame dei 19 faldoni dell’inchiesta, che saranno affidati a un consulente. Le contestazioni dovranno ora essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria.