Cardiologia pediatrica

A Bergamo impiantato un sensore per la pressione polmonare

La tecnologia consente rilevazioni quotidiane evitando esami ripetuti e invasivi

A Bergamo impiantato un sensore per la pressione polmonare

Due ragazze di 11 e 16 anni, entrambe affette da cardiomiopatia ipertrofica, sono state sottoposte all’impianto di un dispositivo per il monitoraggio da remoto della pressione polmonare. Le procedure sono state eseguite il 23 settembre all’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e rappresentano una delle prime esperienze italiane in ambito pediatrico.

Il dispositivo utilizzato è il sensore CardioMEMS, delle dimensioni di una graffetta. Viene posizionato nell’arteria polmonare attraverso una procedura minimamente invasiva e rileva le variazioni quotidiane della pressione. I dati vengono trasmessi senza fili al team ospedaliero, che può utilizzarli per valutare l’evoluzione dello scompenso e modulare tempestivamente la terapia farmacologica.

Un monitoraggio direttamente da casa

La procedura è stata condotta dall’équipe della Cardiologia 2 – cardiopatie congenite del bambino e dell’adulto, con il cardiologo interventista Domenico Sirico. La selezione dei casi ha coinvolto la direttrice Francesca Raimondi, mentre le due pazienti sono seguite dalla struttura dedicata alla chirurgia dei trapianti e al trattamento chirurgico dello scompenso, nell’ambito del Dipartimento cardiovascolare diretto da Michele Senni.

Finora il sensore è stato impiegato soprattutto nei pazienti adulti. In ambito pediatrico, l’esperienza dell’ospedale bergamasco è indicata come una delle prime in Italia e l’unica, al momento, nel Nord Italia. Il monitoraggio a distanza permette di raccogliere informazioni cliniche a domicilio e può ridurre la necessità di ricorrere a misurazioni seriali della pressione polmonare attraverso il cateterismo cardiaco.

Meno procedure invasive

Secondo Domenico Sirico, l’obiettivo è rendere più precisa e tempestiva la gestione dello scompenso, limitando al tempo stesso il ricorso a esami invasivi. In età pediatrica, la ripetizione del cateterismo comporta infatti i rischi legati alla procedura e un impatto psicologico legato alla necessità della sedazione. La possibilità di acquisire dati in modo semplice e ripetibile a domicilio può quindi sostenere una gestione più continuativa della terapia.

Il direttore sanitario Alessandro Amorosi ha sottolineato l’importanza di evitare, quando possibile, procedure invasive nei pazienti più fragili. Per il direttore generale Francesco Locati, l’esperienza rientra nel percorso di sviluppo della cardiologia pediatrica dell’ospedale e nell’adozione di tecnologie finalizzate a cure più tempestive e meno invasive.

La notizia è stata diffusa in occasione della Giornata mondiale per il cuore 2026, campagna internazionale di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari promossa dalla World Heart Federation insieme a oltre 200 organizzazioni nazionali in più di 100 Paesi.