La Procura di Bergamo ha chiuso l’indagine nei confronti di Davide Barzan, 38 anni, originario di Cosenza e residente a Riccione, già definito criminalista. Il procedimento riguarda le ipotesi di bancarotta fraudolenta e truffa legate alla società edile Co.ge.in di Madone. Nei suoi confronti, lo scorso giugno, era stato disposto un sequestro preventivo fino a 450 mila euro, ma sui conti bancari riconducibili all’indagato non sarebbe stata trovata, al momento, alcuna somma.
L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato dalla pm Carmen Santoro, prossima a lasciare la Procura di Bergamo. Barzan ha reso pubblica la notizia attraverso Instagram, sostenendo che l’inchiesta sarebbe stata ridimensionata dopo la decisione del Tribunale del Riesame, che ha annullato l’ipotesi di autoriciclaggio. L’indagato si è detto pienamente sereno e fiducioso rispetto agli sviluppi del procedimento.
La vicenda della società di Madone
Secondo gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza, Barzan sarebbe responsabile, insieme a Pierluigi Chieffi, della bancarotta fraudolenta della Co.ge.in. L’impresa, attiva nel settore delle costruzioni, aveva un giro d’affari di circa un milione e mezzo di euro prima di arrivare al fallimento. L’accusa sostiene che la società sia stata svuotata dopo l’acquisizione, avvenuta ai danni di un’imprenditrice di Palazzago.
La donna, sempre secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbe affidata a Barzan ritenendolo un avvocato, professione che non esercita. L’operazione si sarebbe conclusa con la cessione della ditta per 40 mila euro: Barzan ne avrebbe anticipati 20 mila, ma nel 2023 avrebbe poi ottenuto dall’imprenditrice altri 122 mila euro, giustificati, secondo l’accusa, da debiti inesistenti. Le somme contestate comprenderebbero versamenti da 34 mila, 16 mila e 52 mila euro, ricevuti anche dal compagno della donna.
Le contestazioni sul denaro
La pm contesta ancora l’autoriciclaggio di 284.765 euro, somma ricondotta a una parte dei 313 mila euro di presunte distrazioni. Il gip aveva riconosciuto entrambe le ipotesi e disposto il sequestro preventivo per equivalente dei 284.765 euro, oltre a un sequestro ordinario di circa 28 mila euro per la bancarotta. L’importo complessivo era stato portato a 450 mila euro includendo la truffa.
Il Tribunale del Riesame non ha però confermato l’ipotesi di autoriciclaggio. Di conseguenza, il vincolo sui 313 mila euro è rimasto collegato soltanto alla bancarotta. La distinzione ha effetti pratici: per questo reato non è previsto il sequestro per equivalente di immobili, automobili o altri beni quando il denaro non viene trovato. Le difese hanno ora venti giorni per depositare memorie o chiedere l’interrogatorio degli indagati.
L’avvocato Marlon Lepera, che assiste Barzan insieme alla sorella Nunzia Barzan, ha annunciato il deposito di una memoria e ha espresso sorpresa per la permanenza della contestazione di autoriciclaggio dopo la pronuncia del Riesame. Sul sequestro è inoltre pendente un ricorso in Cassazione, con udienza fissata per il 13 novembre. Per Chieffi, l’avvocato Antonio Petroncini ha fatto sapere che la difesa esaminerà gli atti e valuterà le iniziative necessarie, ribadendo che l’assistito intende dimostrare la propria estraneità alle responsabilità contestate.