Non è stato un guasto dell’impianto a provocare l’esplosione avvenuta in via Longo, a Bergamo. È quanto emerso dal sopralluogo eseguito nell’appartamento al piano rialzato dove, la scorsa settimana, si è verificato lo scoppio. Le due persone che vivevano nell’abitazione sono ancora in gravissime condizioni, mentre decine di residenti del palazzo sono rimasti senza casa.
La prova sull’impianto del gas
Nell’abitazione è intervenuta una squadra del nucleo investigativo regionale dei vigili del fuoco, incaricata di verificare l’eventuale presenza di perdite nell’impianto del gas. I tecnici hanno effettuato una prova di tenuta, chiamata anche collaudo pneumatico in pressione, per accertare se una fuoriuscita potesse aver provocato l’esplosione. Già nelle ore successive al disastro, i primi operatori avevano trovato il tubo svitato.
Per eseguire il controllo, i vigili del fuoco hanno chiuso le valvole di intercettazione, isolato il tratto di tubazione con appositi tappi e rimosso i componenti che avrebbero potuto danneggiarsi durante il test. L’area attorno alle tubazioni è stata delimitata per ragioni di sicurezza. Nell’impianto è stata quindi immessa una bombola di azoto, gas inerte e asciutto, mentre alcuni manometri hanno consentito di monitorare la pressione all’inizio e alla fine del tratto esaminato. Durante tutta la procedura non sono state rilevate perdite.
L’inchiesta e le condizioni dei residenti
Al termine dell’intervento, gli ispettori hanno comunicato l’esito al pubblico ministero Emanuele Marchisio, titolare dell’indagine. La Procura ha aperto un fascicolo per disastro colposo a carico delle due persone che abitavano nell’appartamento. Per ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto nella cucina nel tardo pomeriggio del 5 ottobre, sarà però necessario ascoltare la coppia di origine rumena e chiarire se l’impianto fosse stato staccato nel tentativo di eseguire una riparazione, provocando l’accumulo di circa sette metri cubi di gas.
La donna, 51 anni, ha riportato ustioni sul 90% del corpo ed è ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano. L’uomo, 55 anni, ha ustioni sul 50% del corpo ed è ricoverato a Verona. Entrambi non sono ancora in condizioni di parlare e fornire la propria versione dei fatti. Non potendo al momento nominare un avvocato, gli inquirenti stanno rinviando ulteriori atti.
L’onda d’urto ha danneggiato gravemente l’androne, l’ascensore e le vetrate del palazzo, provocando anche il crollo del solaio del primo piano. Il sequestro riguarda ora soltanto l’appartamento interessato dallo scoppio, ma sei abitazioni su venti della scala del civico 9 restano inagibili. L’ingresso è ancora protetto da teli di plastica e infissi di legno. Nei giorni scorsi alcuni residenti, accompagnati dalla polizia locale, sono rientrati per recuperare vestiti ed effetti personali, senza però avere indicazioni sui tempi del ritorno nelle proprie case.