La carenza di personale e il rischio di dover intervenire con equipaggi ridotti sono al centro della preoccupazione dei vigili del fuoco della provincia di Bergamo. Il tema è stato affrontato durante una riunione nella caserma di via Codussi, alla presenza di circa un centinaio di operatori, ed è stato rilanciato in una nota firmata dai rappresentanti di Fns Cisl, Fp Cgil, Conapo, Federdistat Cisal e Uil-Fp.
I sindacalisti hanno citato l’esplosione di via Longo, avvenuta in città la sera del 5 ottobre in un appartamento saturo di gas, come esempio della necessità di poter contare su una squadra completa e su adeguati rinforzi. In quell’occasione l’intervento è stato effettuato rapidamente grazie alla presenza in zona di una squadra di cinque unità rientrata da un’operazione tra Morengo e Martinengo, a circa 25 chilometri di distanza, e alla disponibilità di altri contingenti.
Una squadra di Dalmine aveva appena concluso un intervento a Bergamo, mentre il personale del turno subentrante aveva iniziato il servizio in anticipo, consentendo l’uscita con autobotte e autoscala. Secondo Matteo Cavalletti della Cisl ed Enzo Sinaguglia di Conapo, se l’esplosione fosse avvenuta mezz’ora prima, gli equipaggi sarebbero potuti essere impegnati altrove. Il soccorso sarebbe stato comunque garantito, ma con maggiori difficoltà organizzative.
Squadre complete e tempi di intervento
La differenza, spiegano i rappresentanti sindacali, si nota soprattutto negli interventi più complessi: estrarre una persona dalle lamiere di un’auto o affrontare un incendio richiede una squadra completa di almeno cinque unità, oltre ai contingenti di supporto. Le nuove indicazioni del comandante provinciale Gianfranco Tripi, insediatosi durante l’estate, alimentano il timore che si possa uscire anche con organici inferiori. In quel caso, gli operatori potrebbero essere costretti ad attendere l’arrivo di un’altra squadra, limitando nel frattempo le attività possibili.
Secondo i dati forniti dai sindacati, in provincia mancherebbe il 40% dei capisquadra e il 10% dei vigili del fuoco operatori. Gli organici indicati sono rispettivamente di 104 capisquadra e 215 operatori, esclusi i volontari. Viene inoltre segnalata una carenza tra il 30 e il 40% del personale amministrativo. Nella sede di Orio, aggiunge Cavalletti, gli addetti sono 11 a fronte dei 12 ritenuti necessari.
Particolare attenzione viene riservata ai distaccamenti delle aree montane, tra cui Clusone e Zogno, che potrebbero arrivare a gestire rispettivamente 600 e 850 interventi entro la fine dell’anno. Quando la squadra locale è già impegnata, il supporto deve arrivare da altre sedi, con tempi medi di raggiungimento indicati in circa 30 minuti. Se gli interventi rilevanti si susseguono, il sistema dei dirottamenti può protrarsi e rendere indispensabile l’impiego dell’autoscala.
Critiche anche alla caserma
Nella nota i sindacati riferiscono di uno scambio di vedute con il comandante, al quale contestano una visione definita puramente manageriale. La dirigenza territoriale avrebbe segnalato la situazione alla direzione centrale, ma, secondo le organizzazioni, non sarebbero ancora arrivati miglioramenti. Alle difficoltà sugli organici si aggiungono le condizioni della sede centrale, per le quali è stata chiesta un’ispezione ministeriale.
Tra i problemi segnalati ci sono il degrado della struttura e la situazione della torre di addestramento, definita pericolante e non accessibile. I sindacati riferiscono inoltre di criticità negli spogliatoi destinati alle circa dieci donne vigili del fuoco, condivisi con il personale femminile della cucina. Pur riconoscendo che il comandante non possa risolvere da solo tutte le questioni, le organizzazioni chiedono di accelerare gli interventi. E assicurano che, nonostante le difficoltà, il personale continuerà a rispondere alle chiamate di emergenza attraverso il 112.