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A Bergamo Bell Burnell racconta il Nobel mancato

La ricercatrice individuò le pulsar nel 1967 e destinò tre milioni di dollari a sostenere dottorati per persone svantaggiate.

A Bergamo Bell Burnell racconta il Nobel mancato

Jocelyn Bell Burnell, astrofisica britannica tra le protagoniste della ricerca sulle pulsar, è stata ospite di BergamoScienza in collegamento video. L’incontro si è svolto davanti a circa 500 persone riunite nella tensostruttura di piazza Libertà, a Bergamo. A dialogare con lei è stato Luca Perri, astrofisico e divulgatore, che ha rivolto alla studiosa domande legate alla sua esperienza e ai percorsi dei giovani interessati alla ricerca.

La vicenda scientifica e personale di Bell Burnell è strettamente legata a una delle scoperte più importanti dell’astrofisica contemporanea. Nel 1967, quando era ancora dottoranda a Cambridge e lavorava a un progetto sui quasar, esaminò le trascrizioni dei segnali radio raccolti da un radiotelescopio di grandi dimensioni, alla cui costruzione aveva contribuito. Tra i quasi trenta metri di fogli individuò un segnale anomalo, che si ripresentava a intervalli regolari.

Il segnale diventato una scoperta

All’inizio il segnale fu considerato una sorta di disturbo. Quando venne rilevato nuovamente in forma quasi identica, fu indicato scherzosamente come Little green man, in riferimento all’ipotesi di un possibile messaggio proveniente da una civiltà extraterrestre. Gli studi successivi chiarirono però che si trattava di una stella di neutroni, capace di emettere impulsi radio regolari: la prima pulsar osservata.

Come ha spiegato la stessa Bell Burnell, queste stelle si formano quando una stella molto più grande del Sole esplode e il suo nucleo collassa, concentrandosi in un corpo estremamente piccolo con un campo magnetico molto intenso. Dai poli vengono emessi segnali radio che possono raggiungere la Terra a intervalli periodici. La ricerca sulle pulsar ha contribuito, decenni più tardi, anche agli studi che hanno portato all’osservazione delle onde gravitazionali.

Il riconoscimento e la scelta di donare

La scoperta non valse a Bell Burnell il Nobel per la Fisica, assegnato invece al suo relatore di tesi e a un collega. La vicenda è diventata uno dei casi più citati nel dibattito sul riconoscimento del contributo delle donne nella scienza. Nel 2018, dopo aver ricevuto lo Special Breakthrough Prize e un premio da tre milioni di dollari, la ricercatrice decise di destinare il denaro a una fondazione impegnata a sostenere persone appartenenti a gruppi svantaggiati che intendono conseguire un dottorato. Tra i beneficiari indicati figurano donne, persone con disabilità e afroamericani.

Durante l’incontro di Bergamo, la studiosa ha parlato anche delle difficoltà incontrate negli anni della formazione. Essere donna e studiare fisica negli anni Sessanta significava muoversi in un ambiente ancora fortemente segnato dalle disuguaglianze. Bell Burnell ha raccontato di aver cambiato più volte università e campo di ricerca, anche per seguire il marito nei suoi trasferimenti professionali, osservando con ironia che nessun uomo potrebbe avere un curriculum costruito nello stesso modo.

A 83 anni, Bell Burnell è visitor professor all’Università di Oxford. Nel corso della carriera ha lavorato sui raggi gamma, sugli infrarossi e sull’intero spettro elettromagnetico, ricoprendo incarichi in importanti atenei e ricevendo numerose onorificenze. Ha ricordato anche la sindrome dell’impostore provata all’arrivo a Cambridge, quando temeva di essere stata scelta per errore e di non essere all’altezza dell’ambiente accademico.

La ricercatrice ha indicato nella curiosità e nel lavoro costante i principali strumenti per affrontare la ricerca. Studiare molto, ha spiegato, significa anche accettare periodi dedicati ad attività noiose o meno interessanti. Quanto all’intelligenza artificiale, Bell Burnell ha detto di non temerne lo sviluppo, a condizione che le persone continuino a porsi domande. Il suo intervento si è concluso con un riferimento alla necessità di imparare ancora e di mantenere vivo il dubbio scientifico.