Cinquantacinque nuovi dottori di ricerca hanno ricevuto il titolo all’Università degli studi di Bergamo, durante il PhD Day 2026 ospitato nell’Aula Magna di Sant’Agostino. Alla cerimonia hanno partecipato familiari e amici dei ricercatori, riuniti per celebrare la conclusione di un percorso accademico e l’avvio di una nuova fase professionale.
A fornire un quadro sulle prospettive occupazionali è il Rapporto AlmaLaurea 2026, elaborato sui dati di 37 dottori di ricerca dell’Università di Bergamo. A un anno dal conseguimento del titolo, l’88,9% risulta occupato, mentre il tasso di disoccupazione si attesta al 7,7%. I dati riguardano i percorsi successivi al dottorato e consentono di valutare l’inserimento professionale dei partecipanti alla rilevazione.
Tra gli occupati, il 57,1% ha trovato lavoro dopo aver conseguito il titolo. Un ulteriore 33,3% ha proseguito l’attività già svolta in precedenza, mentre il 9,5% ha cambiato occupazione dopo il dottorato. Le percentuali delineano percorsi diversi, tra chi ha utilizzato il titolo per entrare nel mercato del lavoro e chi ha consolidato o modificato una posizione professionale già esistente.
Ricerca e formazione
Nel corso della giornata, il rettore Sergio Cavalieri ha richiamato il valore del dottorato come esperienza di formazione avanzata e di confronto con problemi ancora aperti. Il percorso, ha spiegato, abitua a formulare domande originali, costruire metodi di ricerca, gestire l’incertezza e correggere gli errori, competenze applicabili sia nell’ambito accademico sia in quello professionale.
Il rettore ha inoltre sottolineato la dimensione personale della ricerca, legata alla curiosità, all’intuizione e alla concentrazione necessaria per arrivare a una scoperta. Il dottorato è stato descritto come una fase di formazione e trasformazione, capace di preparare i ricercatori ad affrontare contesti caratterizzati da cambiamenti e conoscenze in continua evoluzione.
La lectio magistralis
La cerimonia è stata completata dalla lectio magistralis di Maria Chiara Carrozza, scienziata e bioingegnera, ordinaria di Biorobotica e Bioingegneria all’Università di Milano-Bicocca e presidente del Cnr dal 2021 al 2025. Il suo intervento, intitolato Dare forma all’intelligenza, ha affrontato il rapporto tra intelligenza artificiale, robotica e ricerca scientifica.
L’Università di Bergamo ha inoltre ricordato l’ampliamento dell’offerta con due nuovi corsi di dottorato: uno dedicato ai sistemi manifatturieri intelligenti e l’altro alla data science, all’intelligenza artificiale e ai processi decisionali aziendali. I nuovi percorsi si inseriscono in un quadro formativo orientato all’incontro tra ricerca, innovazione tecnologica e competenze richieste dal mondo del lavoro.