Riflessione urbana

Accoglienza a Bergamo, 36 anni senza una soluzione stabile

Il Galgario resta al centro del confronto tra abitanti e persone ospitate, tra disagi quotidiani e assenza di una strategia duratura.

Accoglienza a Bergamo, 36 anni senza una soluzione stabile

Bergamo si trova ancora a fare i conti con una gestione dell’accoglienza priva di una prospettiva di lungo periodo. A rilanciare il tema è un editoriale di Davide Ferrario, che mette in relazione le difficoltà attuali nella convivenza tra i residenti della zona del Galgario e gli utenti del dormitorio ospitato nella struttura.

Il punto di partenza del ragionamento è un documentario realizzato dallo stesso autore nel 1990, intitolato Camera 64. Ferrario racconta di averlo rivisto dopo molti anni, anche alla luce di un articolo dedicato ai problemi emersi al Galgario. Il film aveva come soggetto proprio il centro di accoglienza istituito in quel luogo, una realtà che oggi esiste da 36 anni.

Una struttura cambiata, ma non l’emergenza

Nel confronto tra le immagini di allora e la situazione attuale, l’autore osserva che la struttura è cambiata. Dai cameroni arrangiati, dove alcune persone erano costrette a dormire per terra, si è passati a stanze spartane ma considerate più dignitose. Il miglioramento degli spazi, però, non avrebbe risolto il problema di fondo: secondo Ferrario, è rimasta invariata la cultura dell’emergenza.

La gestione dei migranti, sostiene l’editoriale, continua a essere affrontata come una situazione temporanea alla quale porre rimedio nell’immediato, senza un piano capace di guardare oltre la fase contingente. Proprio la durata dell’esperienza del Galgario, sottolinea Ferrario, dimostrerebbe i limiti di questo approccio: dopo oltre tre decenni, le difficoltà non sono state superate e la convivenza resta complessa.

Le nuove fragilità

Un altro elemento indicato nel testo riguarda il profilo delle persone accolte. Nel documentario del 1990, i migranti intervistati apparivano, secondo l’autore, lucidi e articolati nei loro ragionamenti. Oggi, sulla base di quanto riferito dagli stessi interessati, al Galgario arriverebbero invece giovani e giovanissimi, spesso con un basso livello di istruzione e segnati dalla rabbia per le aspettative non realizzate.

Questa condizione, nella lettura proposta da Ferrario, aggiunge nuove difficoltà a una situazione già fragile. Il risultato è una questione che nel tempo si sarebbe progressivamente complicata, senza che sia stata individuata una direzione capace di tenere insieme le esigenze dei residenti, quelle degli utenti del dormitorio e la necessità di una politica dell’accoglienza non limitata alla sola emergenza.