In aula

Femminicidio a Bergamo, disposta la perizia per Vincenzo Dongellini

Il procedimento valuterà capacità processuale e imputabilità dell’uomo; tensione tra imputato e familiare della vittima.

Femminicidio a Bergamo, disposta la perizia per Vincenzo Dongellini

Il processo per il femminicidio di Valentina Sarto dovrà passare dalla valutazione delle condizioni psichiche del marito, Vincenzo Dongellini, imputato per l’omicidio della donna. La Corte d’assise, presieduta da Patrizia Ingrascì, ha accolto la richiesta della difesa e disposto una perizia psichiatrica sull’uomo, che ha 49 anni ed è detenuto nel carcere di Monza.

La valutazione sulle condizioni dell’imputato

L’incarico è stato affidato allo psichiatra Filippo Tancredi. Il professionista dovrà stabilire se Dongellini sia in grado di partecipare consapevolmente al processo e se, al momento dei fatti, fosse capace di intendere e di volere. L’imputato era stato seguito nel 2021 da un centro psicosociale, elemento richiamato dalla difesa nel corso dell’udienza.

Dongellini è accusato di avere ucciso la moglie il 18 marzo, nell’appartamento in cui la coppia viveva in affitto, in via Pescaria, a Bergamo. Secondo l’accusa, la donna fu colpita con un coltello per 19 volte. Il procedimento è indicato come il primo celebrato con la contestazione del nuovo reato di femminicidio, formulata dal pubblico ministero Antonio Mele.

La tensione durante la prima udienza

Alla prima udienza dibattimentale, celebrata il 15 settembre 2026, in aula erano presenti i familiari della vittima. La madre, Lia Ventura, ha lasciato l’aula in due occasioni, visibilmente provata, mentre erano presenti anche i figli Luca e Simone e il padre di Valentina, Vincenzo Sarto. I familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Marco Mirabile ed Elisa Montresor.

La tensione è aumentata quando la Corte si è ritirata per decidere sulla richiesta di perizia. Dongellini, trasferito nella cella di sicurezza separata dall’aula da una vetrata, avrebbe rivolto uno sguardo interpretato dalla famiglia come una provocazione. Simone Sarto gli ha detto "Ridi anche?", poi ha colpito la vetrata con le mani, uscendo furioso e battendo contro altre vetrate prima di dare un calcio. Il fratello della vittima non è stato fatto rientrare in aula.

Nel procedimento sono state inoltre ammesse come parti civili la fondazione Tina Lagostena Bassi e l’associazione Per Marta e per tutte. La prima, rappresentata dall’avvocata Marcella Micheletti, era già stata ammessa dal gup Laura Garufi a luglio, dopo il rigetto della richiesta di rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica. La Corte ha confermato la costituzione nonostante l’opposizione della difesa e ha accolto anche quella dell’associazione, rappresentata dall’avvocata Chiara Baiocchi.

La decisione si fonda sul riconoscimento di un interesse collettivo alla tutela dei diritti delle donne, ritenuto non limitato al solo territorio bergamasco. Per questo, secondo la Corte, le due realtà possono partecipare al processo anche se non hanno sede nella città in cui è avvenuto il delitto.