La nuova Atalanta si presenta ai blocchi di partenza con una rosa più ampia e, sulla carta, più competitiva rispetto alla scorsa stagione. Nell’analisi di Pietro Serina, il mercato del club nerazzurro merita valutazioni molto alte per la qualità degli innesti, mentre resta una nota critica sulla decisione di non affidare la fascia di capitano a Mario Pasalic.
L’obiettivo indicato è la qualificazione europea. Il settimo posto, che vale l’accesso alla Conference League, viene considerato un risultato potenzialmente deludente alla luce del lavoro affidato a Maurizio Sarri, ritenuto un valore aggiunto, e di una rosa giudicata più forte della precedente. A incidere sulle ambizioni sono anche gli investimenti sostenuti dalla proprietà Percassi, in una fase di cambiamento rispetto alla prudenza finanziaria che aveva caratterizzato il club.
Tre o quattro possibili titolari in più
A fine mercato il gruppo conta 25 giocatori: tre portieri e 22 elementi di movimento per dieci posizioni, con una copertura ritenuta adeguata in ogni reparto. Tra i principali cambiamenti vengono indicati Kristensen al posto di Djimsiti, Kessie per de Roon ed Elmas per Musah. A questi innesti si aggiungono Gaetano, destinato a ricoprire il ruolo di regista richiesto dal sistema di Sarri, e Rowe, individuato come possibile soluzione offensiva dopo le difficoltà legate a Raspadori.
Secondo la valutazione, gli arrivi di Kristensen, Rowe e Kessie possono garantire tre nuovi titolari, mentre Gaetano potrebbe diventarlo nel corso della stagione. L’età media è rimasta stabile e la vecchia guardia si è ridotta a Sportiello, Kolasinac e Pasalic. Proprio la gestione della fascia di capitano viene definita l’unico errore rilevante attribuito a Giuntoli: il centrocampista croato è al nono anno a Bergamo, conta 348 presenze e 69 gol nella storia del club e, secondo l’analisi, avrebbe meritato il riconoscimento.
Spesa, strategie e investimenti sui giovani
Il mercato ha segnato anche un cambio di dimensione economica. L’Atalanta non potrà contare sui ricavi della Champions League e, a fronte di circa 100 milioni di euro incassati dalle cessioni, ne avrebbe investiti almeno 70. Tra le operazioni più onerose figura quella di Rowe, acquistato per 35 milioni: una cifra considerata un rischio significativo, perché il rendimento del giocatore sarà decisivo per giustificare l’investimento.
Nel bilancio delle operazioni pesa inoltre l’ingaggio di Kessie, arrivato da svincolato, e il nuovo accordo con Ederson. La conseguenza, secondo l’analisi, è che il monte ingaggi difficilmente sarà diminuito. Anche il metodo di lavoro appare cambiato: il club ha chiuso sei operazioni nelle ultime 48 ore, quattro delle quali nell’ultimo giorno, completando gli arrivi di Kessie e Rowe dopo una lunga fase di trattative e indiscrezioni.
Un capitolo specifico riguarda gli investimenti sui giovanissimi. Dopo le operazioni condotte su elementi under 20 come De Ketelaere, Hojlund e Ahanor, il club ha puntato sulla fascia under 18. All’Empoli sono stati versati quattro milioni di euro per Perillo, attaccante classe 2009, e Olivieri, centrocampista classe 2010, entrambi aggregati alla Primavera.
Nel riepilogo finale, al mercato complessivo viene assegnato il voto 9, così come agli ingaggi di Sarri e Giuntoli. Il lavoro del direttore sportivo riceve 8,5, mentre il gioco mostrato finora dalla squadra viene valutato 5. Sono invece 5 i punti assegnati ai 35 milioni spesi per Rowe, 5,5 alla scelta di Gaetano per la regia, 4,5 alla mancata fascia per Pasalic e 9 agli investimenti sui giovani.