Una spada laser giocattolo rotta prima ancora di poter essere utilizzata, ma anche molte intuizioni della saga rivelatesi sorprendentemente vicine alla realtà. È stato questo il filo conduttore dell’inaugurazione di BergamoScienza al Teatro Donizetti, con le colonne sonore di John Williams eseguite dal vivo dall’Orchestra sinfonica di Milano e la conferenza dell’astrofisico Luca Perri.
Il direttore dell’orchestra, Jacopo Brusa, avrebbe dovuto dirigere i musicisti impugnando una spada laser. L’idea è saltata perché l’oggetto consegnato era un giocattolo e si è rotto subito. Ma, ha spiegato Perri, anche un dispositivo autentico sarebbe impossibile da realizzare. Il laser non è solido, non resta confinato a una lunghezza definita e, inoltre, richiederebbe una quantità di energia enorme: la potenza ipotizzata per una spada come quella dei film potrebbe alimentare 15 mila abitazioni.
Le intuizioni anticipate dalla saga
Tra un brano e l’altro, con i disegni di Michael Lucini sullo sfondo, Perri ha analizzato l’universo creato da George Lucas mantenendo un approccio scientifico, pur ammettendo di amare Star Wars «a livello di disagio eccessivo». A partire dalla «galassia lontana lontana», l’astrofisico ha ricordato che osservare galassie molto distanti significa ricevere informazioni risalenti a milioni o miliardi di anni fa. Anche il pianeta Tatooine, con i suoi due soli, sembrava improbabile nel 1977. In seguito, però, sono stati individuati pianeti in sistemi con due stelle, sebbene finora si sia trattato soprattutto di corpi gassosi.
Un altro esempio riguarda la rotta di Kessel percorsa da Han Solo in meno di dodici parsec. Il parsec è un’unità di misura della distanza, non del tempo, e il riferimento del film contiene quindi un errore. Nei racconti successivi si è cercata una spiegazione attraverso un’area caratterizzata da un grappolo di buchi neri. Quella soluzione, inizialmente considerata contraddittoria, ha trovato un parziale riscontro nel 2021, quando sono stati osservati quindici buchi neri disposti in gruppo e in reciproca attrazione.
Secondo Perri, la saga non ha anticipato tanto una tecnologia quanto alcune possibilità dell’astrofisica. Tra gli altri collegamenti citati durante l’incontro ci sono il pianeta ghiacciato Hoth, le protesi ispirate agli arti dei personaggi, il casco per la respirazione di Darth Vader e i propulsori a ioni delle astronavi. La ricerca sui propulsori ionici, avviata nel secolo scorso, ha portato dal 1989 all’invio di sonde spaziali dotate di questi sistemi. Più difficile, invece, è stato applicare lo stesso principio al volo nell’atmosfera: un prototipo del Massachusetts Institute of Technology ha volato per dodici secondi e per 55 metri.
La curiosità come motore della ricerca
La fantasia, ha sottolineato l’astrofisico, può contribuire a superare i pregiudizi e a immaginare percorsi che sembrano impraticabili. Non tutte le idee, però, devono necessariamente trasformarsi in prodotti o tecnologie. La ricerca nasce anche dalla curiosità e dalla volontà di porre domande senza una risposta immediata. «Gli scienziati sono bambini mai cresciuti che si chiedono sempre perché», ha detto Perri, invitando a considerare musica, teatro, pittura e astrofisica come espressioni diverse di una cultura comune.