Pablo Trincia porta a Bergamo il suo debutto teatrale, L’uomo sbagliato – Un’inchiesta dal vivo, in programma domenica 25 ottobre alle 17 alla ChorusLife Arena. Lo spettacolo, firmato dal giornalista insieme a Debora Campanella, ricostruisce una vicenda di malagiustizia legata al serial killer tunisino Ezzedine Sebai e agli errori investigativi che avrebbero coinvolto quattro procure del Sud Italia.
Sebai fu arrestato nel 1997 e detenuto a Padova. Nel 2006, dopo nove anni di carcere, confessò quindici omicidi di donne anziane commessi a metà degli anni Novanta tra Puglia e Basilicata. Le vittime avevano almeno 70 anni, in alcuni casi più di 80. Secondo il racconto di Trincia, le dichiarazioni furono rese alla presenza dell’avvocato d’ufficio Luciano Faraon e contenevano nomi e dettagli che misero in discussione procedimenti già conclusi e sentenze passate in giudicato.
Le condanne e il caso bergamasco
La confessione del detenuto fece riemergere il tema delle responsabilità giudiziarie e delle possibili condanne ingiuste. Otto persone, ha spiegato Trincia, sarebbero state condannate a lunghi periodi di carcere sulla base di confessioni estorte con la forza. Le indagini avevano interessato le procure di Bari, Foggia, Potenza e Taranto; lo spettacolo si concentra in particolare sull’attività di quest’ultima.
Il legame con Bergamo è rappresentato da uno dei protagonisti della vicenda, ancora detenuto dopo una condanna all’ergastolo e 29 anni di carcere scontati. L’assoluzione, ha sottolineato il giornalista, non è automatica: è necessario avviare un processo di revisione, una procedura lunga e costosa che richiede risorse per avvocati, esperti e consulenti. Nel frattempo, Sebai è scomparso nel 2012, pochi giorni dopo aver tentato di impiccarsi nella cella del carcere di Padova.
Il confronto con il caso Garlasco
Nel corso dell’intervista Trincia ha accostato la vicenda a quella di Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo condannato all’ergastolo per un triplice omicidio del 1991 e assolto nel 2024 dopo 33 anni di carcere. Il giornalista ha evidenziato alcuni elementi comuni tra le due storie, pur precisando di non aver esaminato gli atti del procedimento.
Trincia ha inoltre criticato la trasformazione del caso Garlasco in un appuntamento quotidiano nei media e nei programmi televisivi. A suo giudizio, il racconto della cronaca nera non dovrebbe diventare uno spettacolo costruito per gli ascolti. L’obiettivo dichiarato dell’inchiesta teatrale è invece proporre un’orazione civile sugli errori giudiziari e sulle conseguenze subite dalle vittime e dalle loro famiglie, mantenendo attenzione per le persone coinvolte e per la ricostruzione dei fatti.