Per Giordano Regazzetti, 57 anni, saldatore specializzato originario di San Giovanni Bianco, la possibilità di ricominciare passa da un documento. Un’azienda dell’hinterland di Bergamo è pronta ad assumerlo, ma per firmare il contratto gli serve una carta d’identità. Per ottenerla, però, è necessaria una residenza che l’uomo aveva perso dopo essere stato cancellato dall’anagrafe per irreperibilità.
Da tempo Giordano vive in condizioni di grave precarietà a Bergamo. Quando ci sono posti disponibili trascorre la notte al dormitorio del Galgario; durante il giorno trova accoglienza in un bar, dove il titolare lo ospita da tempo. «Ormai faccio parte dell’arredamento», racconta con ironia, spiegando che vorrebbe tornare a lavorare e costruirsi una vita autonoma.
Il nodo della residenza
In passato l’uomo era residente a Piazza Brembana, ma la sua posizione è stata cancellata durante un periodo difficile, segnato da un problema familiare e dalla perdita dei rapporti con i fratelli. Gli sono rimasti la tessera sanitaria e il codice fiscale, ma non un indirizzo ufficiale. Dopo un percorso nella comunità di don Chino Pezzoli, Giordano afferma di stare bene e di voler dimostrare alla propria famiglia di poter ripartire.
La normativa prevede la possibilità di una residenza fittizia o virtuale per le persone senza dimora, attraverso un indirizzo convenzionale. Quando Giordano si è rivolto agli uffici comunali, tuttavia, gli sarebbe stato spiegato che, finché utilizzava il dormitorio, non avrebbe potuto ottenere l’iscrizione. Per dimostrare di essere effettivamente senza fissa dimora avrebbe dovuto smettere di frequentarlo e dormire in strada, così da poter essere individuato e verificato dalla polizia locale.
Il 9 ottobre un legale di fiducia ha scritto alla dirigente dei servizi anagrafici del Comune, chiedendo chiarimenti e richiamando le norme che tutelano chi non ha una dimora stabile. La legge 1228 del 1954 prevede l’iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora che abbiano stabilito il proprio domicilio in un Comune. La riforma del 2009 indica inoltre come riferimento il luogo in cui si trova il centro degli interessi della persona.
La soluzione del Comune
Nella lettera, il professionista ha sostenuto che il dormitorio non costituisce un ostacolo, perché un posto letto assegnato di volta in volta in base alla disponibilità conferma la condizione di precarietà. Secondo il legale, i controlli possono essere svolti anche attraverso le attestazioni degli operatori e dei servizi del territorio, senza chiedere a chi è già privo di un’abitazione di rinunciare all’unico riparo disponibile.
La richiesta riguardava anche il rilascio della carta d’identità elettronica, attraverso le procedure previste per chi non dispone di altri documenti, e la possibilità di recuperare la posizione già registrata a Piazza Brembana. Giordano aveva contattato il Comune il 7 ottobre e aveva fissato un appuntamento per il 22, ma il contratto di lavoro rischiava di saltare se i tempi si fossero allungati.
La vicenda si è conclusa con una decisione positiva. Gli assessori ai Servizi demografici e alle Politiche sociali, Giacomo Angeloni e Marcella Messina, hanno comunicato che nei giorni successivi Giordano sarebbe stato ufficialmente iscritto nel registro della popolazione residente. La soluzione è stata raggiunta grazie al coordinamento tra l’Anagrafe, i Servizi sociali del Comune e la Caritas, consentendo di superare il blocco che collegava documento e residenza.