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San Rocco, il santo della cura tra arte e devozione

Il direttore del Bernareggi illustra simboli, opere e messaggio di una figura legata alle epidemie e all’aiuto dei fragili.

San Rocco, il santo della cura tra arte e devozione

San Rocco è una delle figure più presenti nella tradizione religiosa del territorio di Bergamo. La sua immagine ricorre in numerosi affreschi e dipinti conservati nelle chiese della diocesi, legata alla protezione dalle epidemie e a una storia di vicinanza verso le persone malate e più vulnerabili. A raccontarne il significato è don Davide Rota Conti, direttore del Museo Diocesano Adriano Bernareggi e dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Bergamo.

Il riferimento è anche alla ricorrenza del 16 agosto, giorno in cui la tradizione celebra il patrono degli appestati e degli emarginati. In occasione della processione, un’opera proveniente dalla chiesa di San Rocco in via Broseta è stata esposta temporaneamente al Museo Bernareggi. Si tratta di un olio su tela realizzato da Gian Paolo Cavagna, che, secondo don Rota Conti, potrebbe rientrare nella chiesa in vista dell’appuntamento religioso.

Le immagini del pellegrino

Nel territorio bergamasco, spiega il direttore, è difficile censire tutte le rappresentazioni del santo. Tra tele e affreschi, sono numerose le chiese che ne custodiscono l’immagine. Tra gli esempi citati c’è anche un dipinto conservato nella chiesa di San Defendente a Clusone, mentre la tela di Cavagna, oggi visibile al Bernareggi, viene indicata come una delle opere più significative dell’artista presenti in diocesi.

Gli elementi iconografici permettono di riconoscere immediatamente il personaggio. San Rocco è generalmente raffigurato con l’abbigliamento del pellegrino, il bastone in mano e la veste sollevata per mostrare la piaga sulla gamba, segno della peste. Al suo fianco compare spesso un cane, rappresentato mentre gli porta un pezzetto di pane. Sono dettagli ricorrenti che hanno reso la sua figura facilmente riconoscibile anche nella religiosità popolare.

Un messaggio oltre le epidemie

La diffusione del culto in area bergamasca affonda le radici nelle epidemie che colpirono il territorio in epoca medievale. Ma, secondo don Rota Conti, la devozione non si spiega soltanto con la memoria della peste. La vicenda del pellegrino continua a parlare anche al presente perché richiama una scelta di vita basata sulla semplicità, sulla rinuncia ai propri averi e sulla disponibilità ad aiutare chi soffre.

Il volto sereno con cui viene spesso raffigurato, nonostante la ferita esibita, rimanda proprio a questo atteggiamento: avvicinarsi ai malati senza paura e restare accanto ai più deboli. Da qui la riflessione del direttore del museo sull’attualità della figura. La peste del nostro tempo, osserva, può essere letta nell’indifferenza e nella difficoltà di entrare in empatia con ciò che accade agli altri, un tema che richiama la definizione di globalizzazione dell’indifferenza utilizzata da Papa Francesco.