Sentenza giudiziaria

Stalking a Bergamo, 8 mesi all’ex per le minacce all’ex fidanzata

Il giovane dovrà seguire un percorso di recupero dopo tre settimane di persecuzioni, tra messaggi intimidatori e chiamate continue.

Stalking a Bergamo, 8 mesi all’ex per le minacce all’ex fidanzata

Marco, 24 anni, nome di fantasia scelto per tutelare la vittima, è stato condannato a otto mesi per stalking ai danni dell’ex fidanzata, una giovane di 25 anni. La sentenza è stata pronunciata dalla giudice Carmen Carandente. La pena è sospesa, ma il giovane dovrà seguire un percorso di recupero entro tre mesi da quando la decisione diventerà definitiva.

La vicenda si è sviluppata nell’arco di circa tre settimane, dopo la fine della relazione. Secondo quanto ricostruito in aula, il ragazzo non avrebbe accettato la separazione e avrebbe iniziato a cercare con insistenza l’ex compagna, presentandosi anche nel negozio del centro commerciale dell’Isola dove lei lavorava. La giovane ha raccontato di averlo visto comparire il 14 aprile 2024, prima al mattino e poi a mezzogiorno.

Le chiamate e le presenze fuori dal lavoro

La sera stessa, ha riferito la ragazza, l’ex le avrebbe inviato una fotografia per farle capire di trovarsi fuori dalla sua abitazione. Il giorno successivo si sarebbe ripresentato al negozio. In un’altra occasione la giovane si è nascosta in bagno mentre una collega chiedeva l’intervento della guardia giurata. Quando sono arrivati i carabinieri, però, il ragazzo non era più sul posto.

La 25enne ha parlato di messaggi nei quali l’ex descriveva ciò che stava facendo in quel momento e di telefonate continue. Sul telefono del negozio, in una sola giornata, sarebbero arrivate 50 chiamate. Sul cellulare personale, invece, la ragazza ha riferito di averne ricevute anche 90 o 100 al giorno. Dopo essere stata bloccata, l’uomo avrebbe utilizzato anche il telefono della nonna per riuscire a contattarla.

La collega ascoltata come testimone ha confermato il numero delle telefonate e ha raccontato che in un’occasione il giovane sarebbe rimasto fuori dal negozio per l’intero turno, dalle 9 alle 14. La ragazza ha spiegato di essersi fatta accompagnare dalla madre al lavoro e di aver chiesto alle guardie di sicurezza di scortarla nel parcheggio sotterraneo alla fine del turno. Anche a casa, ha aggiunto, lei e la madre controllavano dalle finestre che non fosse nei paraggi, pur non avendolo mai visto.

Il messaggio che ha fatto scattare la denuncia

A far temere un possibile aggravamento della situazione è stato soprattutto un messaggio con la frase «Vengo lì e faccio una mattanza». La madre della ragazza ha raccontato di essere andata nel panico e di aver chiamato i carabinieri. La donna ha spiegato di non aver mai considerato il giovane una persona cattiva o violenta, ma di aver temuto per la figlia dopo quella minaccia.

In aula la madre ha ricordato anche precedenti segnali di gelosia e controllo. Dopo una prima separazione, avvenuta nell’ottobre 2022 dopo due mesi di relazione, il ragazzo si sarebbe presentato a casa della giovane, gettando i regali oltre il cancello e insultandola. La coppia era poi tornata insieme. In seguito, quando la figlia lavorava in un bar, la madre avrebbe saputo che lui si fermava spesso fuori dal locale.

La donna ha riferito di essere stata a sua volta raggiunta da numerosi messaggi, fino a 80 al giorno. Ha raccontato di aver cercato di convincere il giovane a smettere, arrivando a dirgli che la denuncia sarebbe stata evitata se avesse interrotto le sue condotte. Secondo la testimonianza, lui piangeva e minacciava di togliersi la vita, sostenendo che la ragazza fosse ancora innamorata di lui.

La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a un anno. Il difensore Fabio Marongiu aveva invece chiesto di derubricare l’accusa di stalking in molestie telefoniche, sottolineando la durata limitata degli episodi e contestando che fosse chiaro quanto lo stato d’ansia della giovane fosse riconducibile alla condotta dell’imputato. La giudice ha riconosciuto la responsabilità per stalking, imponendo anche il percorso di recupero come condizione per la sospensione della pena.