È in corso davanti alla Corte d’Assise di Bergamo il processo a carico di un senegalese di 46 anni, accusato di violenza sessuale aggravata dall’età della vittima. Al centro del procedimento c’è il racconto di un bambino di sette anni, che secondo l’accusa avrebbe subito l’abuso nella notte del 31 dicembre 2024, mentre i genitori si trovavano al pronto soccorso per una forte febbre del figlio.
L’imputato è il cugino del padre del bambino. Per un periodo era stato ospitato dalla famiglia, in provincia di Bergamo, prima di essere allontanato dall’abitazione. Difeso dall’avvocato Roberta Zambelli, l’uomo ha sempre respinto le accuse e aveva già riferito ai familiari che non era accaduto nulla. La sua versione sarà esaminata in aula nella prossima udienza, fissata per il 23 novembre.
Il racconto della famiglia
Nel corso dell’udienza ha deposto la madre del piccolo, che ha manifestato rabbia e dolore per quanto accaduto. La donna ha spiegato di essere stata lei a suggerire al marito di ospitare il parente e di sentirsi quindi responsabile della scelta. Secondo la sua testimonianza, dopo il rientro dal pronto soccorso il bambino avrebbe cercato a lungo il contatto con lei, ripetendo di avere male e rimanendo stretto alla sua gamba.
Il minore avrebbe raccontato l’episodio prima alla madre e poi al padre. Quest’ultimo, ascoltato a sua volta dai giudici, gli avrebbe chiesto di dire la verità. Il bambino avrebbe risposto di aver urlato e che l’uomo gli avrebbe intimato di stare zitto. Il racconto è stato successivamente raccolto anche dai sanitari e, nell’ambito dell’inchiesta, durante l’incidente probatorio.
La segnalazione e le indagini
La famiglia si era rivolta al pronto soccorso nella notte. Il certificato medico non aveva rilevato lesioni, ma riportava il dolore riferito dal bambino e l’alert relativo a un sospetto abuso sessuale su minore. Da quella segnalazione è partita la comunicazione alla polizia e l’indagine coordinata dal pubblico ministero Gianpiero Golluccio.
I genitori, assistiti dall’avvocato Miriam Campana, hanno riferito di non aver presentato subito denuncia. La querela è stata formalizzata il 2 gennaio, dopo che la coppia aveva cercato di raccogliere elementi utili e di comprendere come procedere. La madre ha inoltre raccontato che, nel momento in cui la notizia è arrivata in Senegal, la suocera le avrebbe consigliato di non portare il bambino in ospedale perché conosceva il passato dell’imputato.
Il procedimento è ancora nella fase dibattimentale e non ci sono sentenze. Nelle prossime udienze saranno ascoltati due medici, oltre all’imputato, che potrà fornire la propria ricostruzione dei fatti. La responsabilità dell’uomo dovrà quindi essere accertata nel corso del processo, sulla base delle testimonianze e degli altri elementi raccolti dall’accusa e dalla difesa.