Gianni Canova ha raccontato il fenomeno Checco Zalone, dagli esordi di Cado dalle nubi fino a Buen camino, durante un incontro ospitato a Castione della Presolana. Il titolo dell’appuntamento, Di cosa ridiamo, davvero?, richiamava il saggio che il professore aveva dedicato all’attore e autore pugliese circa dieci anni fa, in occasione dell’uscita di Quo vado?.
La riflessione di Canova è partita dal rapporto tra la commedia e il pubblico. Ridere insieme, ha spiegato, può rappresentare una forma di condivisione e di partecipazione collettiva. In Italia, però, secondo il docente esiste ancora un pregiudizio nei confronti della comicità, presente sia in alcuni ambienti intellettuali sia nella cultura popolare. A dimostrarlo sarebbe anche il vecchio detto secondo cui il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi.
Il confronto con il cinema d’autore
Canova, che insegna alla Iulm di Milano e ne è stato rettore, ha ricordato le perplessità suscitate dalla sua scelta di invitare Zalone in università. Alcuni colleghi ritenevano che il comico non avesse nulla da insegnare agli studenti. Il professore ha invece sostenuto che il suo lavoro potesse offrire spunti proprio sul funzionamento della comicità e sul rapporto tra cinema e società.
Il successo di Buen camino è stato indicato come uno degli elementi che hanno riportato il cinema al centro del dibattito pubblico. Il film, uscito lo scorso Natale, ha superato i 76 milioni di euro di incasso, coinvolgendo circa dieci milioni di spettatori e alimentando discussioni e polemiche. Canova ha precisato che non apprezza allo stesso modo tutti i film di Zalone e che il gradimento personale non coincide necessariamente con il valore del fenomeno.
Una maschera in evoluzione
Secondo l’analisi proposta durante l’incontro, la maschera interpretata da Zalone si distingue dai personaggi statici dei cinepanettoni perché cambia nel corso della storia. In Quo vado?, per esempio, il protagonista rinuncia al posto fisso e parte per l’Africa. In Buen camino, invece, il finale ispirato a Charlot affronta il tema della riscoperta della paternità. Il percorso è stato accostato anche a Cinque secondi di Paolo Virzì, un’opera dai toni più drammatici.
Virzì sarà presidente della giuria del festival Corto Lovere dal 21 al 26 settembre, manifestazione diretta dallo stesso Canova. In chiusura, il professore ha richiamato l’idea che la condivisione di un’emozione, sia essa una risata o una lacrima, rappresenti uno degli aspetti più significativi dell’esperienza cinematografica.