Enzo Iacchetti, 73 anni, è stato ospite del Food Film Fest di Bergamo, dove ha presentato il cortometraggio Oggi offro io insieme all’amico Icio De Romedis. L’incontro ha offerto all’attore e comico l’occasione per ripercorrere la sua carriera dopo le esperienze al Costanzo Show e a Striscia la notizia, ma anche per parlare dell’attività umanitaria, della famiglia e del suo impegno pubblico.
Iacchetti collabora da circa vent’anni con la Icio Onlus, fondata da De Romedis. I due hanno realizzato tre cortometraggi con finalità solidali e, secondo quanto raccontato dall’attore, destinano le risorse raccolte alla costruzione di scuole, acquedotti e cisterne. Le attività dell’associazione si concentrano soprattutto tra Kenya e Tanzania, dove sarebbero stati realizzati quasi mille pozzi d’acqua. Iacchetti ha sottolineato che i viaggi e le spese operative vengono sostenuti direttamente dai volontari.
Il cortometraggio e il progetto cinematografico
Oggi offro io racconta la storia di due fratelli: uno organizza un finto rapimento per ottenere dall’altro il pagamento di un riscatto. Il denaro viene poi utilizzato per acquistare ventimila polli destinati a una comunità di persone indigenti. La vicenda, costruita con toni surreali e ironici, affronta il tema dell’accesso al cibo e della condivisione come strumenti per una società più equa.
L’attore ha parlato anche del rapporto difficile con il cinema italiano. Nel 2008 ha diretto Pazza di te, cortometraggio pluripremiato rimasto, almeno finora, la sua unica opera da regista. Iacchetti ha spiegato di non essere riuscito a trovare un produttore per un film ambientato a Trieste, con dialoghi in dialetto locale e sottotitoli. Tra i suoi riferimenti ha citato L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi e ha raccontato di voler lavorare con Pupi Avati, che in passato gli avrebbe promesso di pensare a un ruolo per lui.
Il libro, la famiglia e le posizioni pubbliche
Nel corso dell’intervista Iacchetti ha ricordato anche il libro 25 minuti di felicità, dedicato al padre, morto quando lui aveva 22 anni. Il titolo prende spunto da una riflessione attribuita a Seneca sulla brevità della vita rispetto all’eternità. L’attore ha descritto la propria esistenza come malinconicamente felice, legando i successi raggiunti dopo i quarant’anni al rimpianto di non aver potuto condividerli con il genitore.
Parlando della famiglia, ha definito positivo il rapporto con il figlio Martino, attore e insegnante in una scuola di teatro. Ha poi raccontato l’emozione per la nipote Penelope, di sei mesi, scherzando sul fatto che diventare nonni giovi gravemente alla salute e porti a perdere il giusto senso della misura.
Infine, Iacchetti ha ribadito il proprio sostegno alla causa palestinese e la convinzione che le persone pubbliche possano assumere posizioni sui temi politici. Commentando le recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori, da lui molto apprezzato ma contrario all’idea di un impegno pubblico degli artisti, ha detto di essere rimasto perplesso e di non voler rinunciare a schierarsi.