La presenza nelle Case di comunità rischia di aprire un nuovo fronte di tensione tra i medici di base della provincia di Bergamo e la Regione. L’Accordo collettivo nazionale siglato alla fine di giugno prevede fino a sei ore settimanali di attività nelle strutture territoriali, con una copertura programmata nella fascia oraria dalle 8 alle 20. Restano però da definire le modalità operative, i compiti e il carattere volontario o meno della disponibilità.
Il tema sarà affrontato a settembre, quando è previsto il tavolo regionale per l’accordo integrativo. Nel frattempo, il Sindacato medici italiani ha depositato una petizione alla Camera per chiedere, tra le altre cose, l’abolizione dell’obbligo. La mobilitazione è stata alimentata anche dalla lettera aperta condivisa online da Tullia Mastropietro, medico con sei ambulatori in Val Brembana, alla quale hanno aderito circa duemila colleghi, per la metà lombardi.
Le difficoltà organizzative
Tra i professionisti prevalgono le preoccupazioni per un impegno che potrebbe aggiungersi all’attività ordinaria. Ivan Carrara, segretario provinciale della Fimmg, annuncia che al tavolo regionale saranno presentate proposte per tutelare chi si trova in condizioni di burnout o deve affrontare problemi familiari e di salute. Un’attenzione specifica, spiega, dovrebbe essere riservata anche ai giovani, che all’inizio della professione devono dedicare più tempo alla conoscenza dei pazienti.
La disponibilità, chiarisce Carrara, non sarebbe richiesta al singolo professionista, ma alle Aggregazioni funzionali territoriali, gruppi composti in media da 15-20 medici e organizzati su una platea di circa 30 mila abitanti. In alcune strutture delle Asst, anche grazie alla presenza dei volontari, le ore da coprire sarebbero poche o addirittura nessuna. La situazione cambierebbe però nelle aree dove opera una sola aggregazione, come in alcune zone dell’Asst Bergamo Est, perché il carico dovrebbe essere distribuito tra un numero più ristretto di professionisti.
Il timore per la carenza di professionisti
Un ulteriore elemento di discussione riguarda i medici impegnati negli ambulatori temporanei destinati ai pazienti privi di un riferimento. Secondo Carrara, anche questa attività dovrebbe essere considerata nel calcolo dell’impegno complessivo. La Fimmg chiede inoltre di chiarire preventivamente le funzioni da svolgere nelle Case di comunità, ipotizzando ambulatori dedicati alla fragilità e alla cronicità. L’organizzazione, sostengono i rappresentanti sindacali, è stata definita prima dei contenuti e questo alimenta l’incertezza.
Giacomo Passera, medico di base a Bolgare con 40 anni di professione e circa 1.600 pazienti, considera il nuovo assetto incompatibile con il rapporto diretto costruito negli anni con gli assistiti. A suo giudizio, le strutture rischierebbero di trasformarsi in una sorta di guardia medica diurna, soprattutto per i casi non urgenti, con il possibile aumento delle richieste di prescrizioni e certificati. Il professionista riferisce di lavorare già 18 ore in studio, oltre alle visite domiciliari, agli spostamenti, alla burocrazia e alla disponibilità telefonica.
Anche Mastropietro non contesta l’utilità delle Case di comunità in sé. Con la struttura di Zogno, racconta, i medici collaborano da quattro anni e hanno costruito un coordinamento efficace per indirizzare i pazienti dopo la prima valutazione. In passato, aggiunge, è stato organizzato anche un servizio mobile che ha consentito di vaccinare contro il Covid 900 persone fragili nelle aree più disagiate. Il problema, per i professionisti, è l’introduzione di orari rigidi senza distinguere tra chi opera stabilmente nel proprio ambulatorio e chi viene destinato alla struttura territoriale.
Il timore espresso dai medici è che l’obbligo possa aggravare la già presente carenza di professionisti. Passera ha parlato della possibilità di lasciare il servizio, mentre Mastropietro riferisce che molti colleghi starebbero valutando le dimissioni. La questione sarà quindi al centro del confronto di settembre, con l’obiettivo di definire compiti, turni e possibili esenzioni prima dell’applicazione concreta dell’accordo.