Iter istituzionale

Data center, la conferenza sul progetto di Arcene è ancora da indire

Ciserano e Pontirolo chiedono numeri dettagliati sulle ricadute ambientali e territoriali dell’impianto.

Data center, la conferenza sul progetto di Arcene è ancora da indire

Per il data center di Arcene dovrà essere convocata la conferenza consultiva di concertazione, prevista dalla legge regionale approvata a giugno e considerata preliminare all’iter autorizzativo. L’appuntamento, tuttavia, non è stato ancora organizzato, nonostante ad agosto l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Ravanelli abbia avviato la procedura, adottando il piano attuativo in variante al Pgt e aprendo la Valutazione ambientale strategica.

Le contestazioni di Ciserano

La mancata convocazione è stata contestata in particolare dal Comune di Ciserano, che nelle osservazioni presentate alla Vas ha chiesto ad Arcene di sospendere la procedura in autotutela. Secondo l’amministrazione ciseranese, il progetto si discosterebbe dagli indirizzi regionali finalizzati a contenere gli impatti sul territorio, richiamando i possibili vantaggi dell’iniziativa, come esenzioni, maggiorazioni e qualificazioni, ma senza considerare adeguatamente gli oneri di sostenibilità.

Tra gli aspetti segnalati figurano il consumo di suolo agricolo e la qualificazione dell’intervento privato come opera di interesse generale. Per Ciserano, la mancata attivazione della conferenza sarebbe un ulteriore elemento di criticità. La sindaca Caterina Vitali l’ha definita un passaggio centrale della normativa regionale, sostenendo che sia stato finora disatteso.

Le nuove disposizioni regionali

Arcene ha motivato il mancato avvio della conferenza con l’assenza, fino a quel momento, delle disposizioni attuative della legge. Le indicazioni sono state approvate dalla Giunta regionale giovedì scorso e stabiliscono criteri e modalità per la convocazione. La conferenza è definita indispensabile per i data center con potenza di calcolo superiore a 10 megawatt. Il Comune che ospita l’impianto deve chiederne l’indizione all’ente superiore: per strutture fino a 50 megawatt il riferimento è la Provincia, mentre oltre questa soglia viene coinvolta anche la Regione.

La conferenza deve essere promossa entro 20 giorni dall’avvio del procedimento e coinvolgere i Comuni e gli enti interessati, compresi i gestori delle aree protette, del servizio idrico e i consorzi di bonifica. Il suo compito non è bloccare il progetto, ma valutare le cosiddette esternalità, cioè le ricadute dell’impianto su consumo di suolo, acqua, rumore, ecosistemi, energia, paesaggio, infrastrutture e sistema socioeconomico. Sulla base di questa analisi dovranno essere individuate misure perequative vincolanti, da finanziare e garantire.

Per consentire una valutazione fondata, il Comune ospitante deve inoltre predisporre un documento di supporto con la quantificazione delle criticità. È proprio la mancanza di approfondimenti tecnici uno dei rilievi mossi anche dal Comune di Pontirolo, che mercoledì ha depositato le proprie osservazioni alla Vas. La sindaca Erika Bertocchi ha sostenuto che i dati disponibili non siano sufficienti per misurare l’impatto dell’impianto e ha contestato l’interpretazione della legge regionale, evidenziando anche il contrasto con le norme sul consumo di terreno agricolo e l’assenza di alternative su aree già utilizzate.