Giovanni Amoroso, presidente della Corte costituzionale, è tornato a Bergamo a 51 anni dall’inizio della sua carriera in città. Nominato pretore penale di prima nomina, Amoroso aveva lavorato per cinque anni nel palazzo di piazza Dante. Durante quel periodo era nato anche suo figlio, negli spazi dei Riuniti dove oggi ha sede l’Accademia della Guardia di finanza. Il ritorno è stato segnato da un incontro con gli allievi finanzieri, dalla visita al tribunale e da un appuntamento organizzato dall’Università degli studi di Bergamo.
Il ruolo della Carta
Il tema dell’intervento tenuto in Accademia è stato Costituzione e lavoro. Alla presenza del generale Vito Augelli, ispettore per gli istituti di istruzione del Corpo, il presidente della Consulta ha ripercorso i principi fondamentali della Carta, sottolineando la centralità del principio lavorista. Secondo Amoroso, il lavoro si collega direttamente ai valori della solidarietà e dell’eguaglianza sostanziale e trova nell’articolo 4, che lo definisce diritto e dovere, uno dei suoi punti essenziali.
Nel corso della lezione sono stati richiamati anche il compito dello Stato di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza, il riconoscimento del diritto di sciopero e la tutela della retribuzione proporzionata e sufficiente. Il presidente ha ricordato inoltre le garanzie previste per i lavoratori in caso di licenziamento, indicando in questi elementi alcuni dei principali pilastri dell’ordinamento. La Costituzione, ha osservato, ha mantenuto la propria solidità nel tempo anche grazie all’equilibrio tra le forme dello Stato e alla scelta di un sistema democratico rappresentativo.
I rischi dell’intelligenza artificiale
Una parte dell’incontro è stata dedicata all’intelligenza artificiale, in risposta alla domanda di un’allieva appena nominata sottotenente. Amoroso ha definito l’IA un fenomeno in rapida espansione, con profili di rischio particolarmente rilevanti nel settore del lavoro. La normativa attuativa delle regole europee prevede forme di tutela per i lavoratori e richiama la responsabilità legata all’uso non accorto degli strumenti algoritmici nelle selezioni, nella valutazione delle prestazioni e nelle decisioni di recesso.
Tra i principi indicati dal presidente della Consulta c’è anche quello della trasparenza: il lavoratore deve sapere se, per un provvedimento che lo riguarda, è stato utilizzato un algoritmo. Una materia che, ha rilevato Amoroso, resta in continua evoluzione e richiede attenzione da parte del legislatore e degli operatori.
Nel pomeriggio il presidente della Corte costituzionale ha visitato la Procura di Bergamo, dove è stato accolto dal procuratore Maurizio Romanelli e dai pubblici ministeri. Il presidente del tribunale Vito Di Vita ha portato i saluti e una fotografia del suo predecessore Armando Grasso, che aveva lavorato con Amoroso negli anni bergamaschi.
Successivamente, accompagnato dall’ex rettore dell’Università di Bergamo Remo Morzenti Pellegrini, Amoroso ha partecipato a un incontro nella sala Sestini, affollata da avvocati, consulenti del lavoro e studenti di giurisprudenza. L’appuntamento era dedicato alla presentazione del Trattato di diritto del lavoro, diretto dallo stesso Amoroso insieme a Vincenzo Di Cerbo e Arturo Maresca, professore emerito della Sapienza di Roma.
L’opera propone una ricostruzione sistematica della materia ed è stata realizzata con il contributo di 15 coordinatori e 86 autori. La presentazione ha offerto anche l’occasione per discutere della rappresentanza sindacale, del passaggio dal sistema corporativo all’autonomia collettiva riconosciuta dalla Costituzione e del ruolo assunto dallo Statuto dei lavoratori del 1970. Al centro del confronto è rimasto il principio del pluralismo sindacale e il riferimento al sindacato comparativamente più rappresentativo, ancora rilevante nella definizione dei trattamenti retributivi minimi.