Antony Romans, cittadino nigeriano di 42 anni, è stato arrestato negli uffici della questura di Bergamo mentre chiedeva il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo. L’uomo, residente a Pradalunga e domiciliato a Osio Sotto, aveva con sé due documenti: un passaporto nigeriano autentico e uno liberiano risultato contraffatto.
La scoperta ha portato Romans davanti alla giudice Elisabetta Piccinelli con il rito direttissimo. L’accusa riguarda sia il possesso del documento falso sia il suo presunto utilizzo per ottenere il primo permesso di soggiorno. Il pubblico ministero ha chiesto la convalida dell’arresto e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
La storia raccontata in tribunale
Attraverso un interprete di lingua inglese, l’imputato ha ricostruito una vicenda familiare e personale iniziata in Africa. Da bambino sarebbe stato portato dalla madre in Liberia, ritenuta per anni il proprio Paese d’origine. Quando aveva sette anni, secondo il suo racconto, lo zio lo avrebbe venduto a un cugino come servo in Libia. Romans ha riferito di avere subito violenze e maltrattamenti domestici.
Divenuto adulto, l’uomo sarebbe riuscito a fuggire e ad arrivare in Italia, dove nel 2011 ha chiesto una forma di protezione. Per regolarizzare la propria posizione aveva domandato ai parenti di procurargli i documenti. Gli sarebbe stato quindi inviato un passaporto liberiano, sul quale risultava nato a Monrovia. Romans ha sostenuto di essere sempre stato convinto della correttezza di quei dati, anche perché la madre, poi deceduta, gli aveva indicato la Liberia come terra d’origine.
La scoperta dell’identità nigeriana
Con quel documento l’uomo ha ottenuto il primo permesso di soggiorno, ha viaggiato e lavorato in Italia. Per cinque anni è stato impiegato in un’azienda di imballaggi nel Bresciano. In seguito ha avviato un’attività di commercio di auto usate con l’Africa, mantenendo la moglie e un figlio nel continente. In aula ha spiegato di avere un reddito annuo compreso tra 13 mila e 14 mila euro.
Nel 2026, durante un viaggio in Nigeria, Romans ha scoperto che il padre era nigeriano e ha richiesto personalmente un passaporto a Benin City. Il nuovo documento indicava quindi un’origine diversa da quella riportata sul passaporto liberiano, che gli era stato spedito dai parenti. Per l’accusa, questa discrepanza avrebbe dovuto indurlo a dubitare dell’autenticità del primo documento. La difesa ha invece sostenuto che la presentazione spontanea di entrambi i passaporti in questura dimostrerebbe la sua ingenuità e la buona fede.
La giudice ha convalidato l’arresto, ma non ha disposto misure cautelari. Il processo proseguirà il 20 novembre, quando saranno esaminati nel merito i contestati possesso e utilizzo del documento contraffatto. Dall’esito del procedimento dipenderà anche la posizione amministrativa di Romans, che resta in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno.