Arti sceniche

A Bergamo, suono e gesto si incontrano in To Be Feedback

Cristian Cucco e Jacopo Biffi hanno portato in scena un’improvvisazione site-specific costruita sul feedback sonoro.

A Bergamo, suono e gesto si incontrano in To Be Feedback

Il suono come materia sensibile, capace di modificarsi nel rapporto con il corpo e con lo spazio, è stato al centro di To Be Feedback, performance presentata sabato 17 ottobre a Performatorio, a Bergamo. Protagonisti del lavoro sono il musicista e sound designer Jacopo Biffi e il danzatore e coreografo Cristian Cucco, impegnati in un primo studio costruito sul rapporto tra ascolto, movimento e tecnologia.

La performance è nata nell’ambito della collaborazione tra Performatorio e PimOff, all’interno del progetto PxP, dedicato all’incontro tra artisti provenienti da linguaggi differenti. Dopo un breve periodo di residenza, Cucco e Biffi hanno restituito al pubblico un’improvvisazione site-specific basata sul feedback sonoro: un ciclo continuo nel quale il suono viene ripreso, modificato e restituito, attraversando diversi stati della materia e orientando i gesti del danzatore.

Il corpo trasformato dall’ascolto

La scena si apre con Cucco in una condizione di immobilità inquieta. Il movimento arriva attraverso scatti improvvisi e spasmi, in relazione con la presenza di due microfoni collocati vicino al corpo. Gli strumenti, inizialmente associati alla semplice amplificazione della voce o dei rumori, cambiano progressivamente funzione e diventano elementi attivi della composizione.

Il danzatore si muove nello spazio mentre Biffi lavora sulle registrazioni e sulle distorsioni prodotte dai microfoni. Il passaggio da un dispositivo portatile palmare a uno direzionale modifica la percezione della scena, spostando l’ascolto dall’interno del corpo verso l’esterno. I microfoni diventano così una sorta di protesi, capaci di raccogliere il ritmo fisico e di restituirlo in una forma elettronica.

Un cortocircuito tra movimento e materia

Il lavoro si sviluppa sul cortocircuito tra ciò che si vede e ciò che si ascolta. Il microfono diventa uno strumento di scrittura del corpo, mentre il corpo si trasforma in una cassa di risonanza. Il ritmo dei movimenti segna lo spazio scenico e il cavo rende tangibile, almeno nella percezione, l’onda sonora. Cucco danza sulle variazioni prodotte da Biffi e, in alcuni momenti, si lascia auscultare dal dispositivo, che amplifica il battito e le vibrazioni fisiche.

La composizione procede per successive trasformazioni. Il sound elettronico di Biffi accompagna l’azione senza limitarsi a sostenerla, cercando una propria traiettoria e creando un ambiente parallelo. In questo spazio le regole abituali della materia sembrano cambiare: il movimento genera suono, il suono orienta il movimento e il feedback diventa un elemento scenico visibile attraverso la relazione tra i due artisti.

Nella parte finale l’ascolto si estende oltre la coppia in scena. Il microfono si rivolge al pubblico e amplia il circuito del feedback verso una materia sonora esterna, diversa da quella prodotta dai performer. L’architettura di Performatorio, aperta al rapporto con l’esterno, contribuisce a questa espansione: la performance si chiude così come un’esplorazione del corpo, dello spazio e delle possibilità di comunicazione offerte dall’incontro tra linguaggi artistici differenti.