La presenza straniera continua ad aumentare in Lombardia. Alla fine del 2025 i cittadini stranieri residenti nella regione erano 1.257.557, pari al 12,5% della popolazione, contro una media nazionale del 9,4%. Il dato emerge dal Dossier statistico immigrazione 2026, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil.
In provincia di Bergamo la crescita è stata mediamente del 2% all’anno. Le persone straniere rappresentano l’11,5% della popolazione provinciale e sono quasi tutte cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea: l’83% del totale, pari a 106.155 persone. Tra queste, il 48,7% dispone di un permesso di soggiorno di lungo periodo.
Permessi e ricongiungimenti
Il quadro dei titoli di soggiorno è cambiato negli ultimi anni. Dal 2023 al 2025 i permessi di lungo periodo sono diminuiti del 17%, mentre sono aumentati quelli a termine. I documenti rilasciati per motivi di lavoro sono il 30%, circa 23 mila, con un incremento di 6 mila unità rispetto al 2023. La motivazione più frequente resta quella familiare, che riguarda il 54,2% dei casi, pari a circa 41.500 persone, in aumento del 10% nel triennio.
Nello stesso periodo si sono ridotti i permessi per protezione internazionale, passati dal 15,6% al 6,3%. Sono invece saliti dal 4,9% al 6,1% quelli collegati alle richieste d’asilo. Secondo Roberto Zanotti, presidente di Anolf Bergamo, i canali di ingresso regolari non riescono più a rispondere alla domanda di persone che potrebbero essere accolte per lavoro e per costruire un diverso percorso di vita. Tra le difficoltà indicate ci sono i tempi dei ricongiungimenti familiari, il rilascio del nulla osta e la ricerca di un’abitazione. In alcuni casi, le associazioni del terzo settore intervengono offrendo garanzie per l’accesso alla casa.
Le nuove cittadinanze
Un altro elemento evidenziato dal dossier riguarda le acquisizioni della cittadinanza italiana. L’elaborazione dei dati Istat curata dalla Cisl di Bergamo ne registra 5.008 nel 2023, 6.599 nel 2024 e 6.483 nel 2025. Si tratta, secondo la lettura del sindacato, di persone con una permanenza lunga e stabile sul territorio, che scelgono di diventare cittadine e cittadini italiani.
Nel 2024 gli uomini rappresentavano il 54% delle persone che hanno ottenuto la cittadinanza. La motivazione più frequente è stata quella per residenza, legata ai requisiti previsti dalla legge, con il 45% dei casi. Seguono le acquisizioni per effetto della cittadinanza dei genitori, riferite ai minori, con il 39%; quelle per matrimonio, pari al 5%; per elezione, al 7%; e per ius sanguinis, al 4%.
Tra le principali nazionalità delle persone diventate italiane prevalgono quelle di origine marocchina, con una quota compresa tra il 18% e il 19%. L’Albania resta stabile al 13%, mentre il Senegal scende dal 9% al 6%. È invece aumentata la quota riferita ai cittadini indiani, passata dal 10% al 15%. Candida Sonzogni, segretaria della Cisl con delega alle politiche di integrazione, sottolinea che l’aumento delle cittadinanze mostra la volontà di stabilirsi nel Paese e invita a superare una rappresentazione dell’immigrazione come fenomeno di invasione, ponendo al centro le persone e la loro dignità.