Memoria sportiva

Brusoni, l’oro olimpico dimenticato nel cimitero di Bergamo

Atleta nato in Toscana, protagonista di due gare a Parigi nel 1900, fu trasferito in una sepoltura anonima.

Brusoni, l’oro olimpico dimenticato nel cimitero di Bergamo

Enrico Brusoni, ciclista italiano tra i protagonisti delle gare di Parigi 1900, morì senza sapere che una delle sue vittorie sarebbe stata riconosciuta come titolo olimpico. Oggi i suoi resti si trovano nell’ossario comune del cimitero di Bergamo, la città dove visse per gran parte della sua vita e dove la sua memoria si è progressivamente dispersa.

Ernesto Maria Brusoni, conosciuto da tutti come Enrico, nacque ad Arezzo il 10 dicembre 1878. Il padre era ingegnere delle Ferrovie, ma la famiglia si trasferì presto a Bergamo, dove il giovane iniziò a costruire la propria carriera sportiva. Nel 1898 vinse la Coppa del Re e nel 1899 stabilì il record italiano dell’ora dietro motori, con 51,783 chilometri, seguendo l’allenatore Ettore Bugatti.

Le vittorie a Parigi

Brusoni partì in treno per Parigi portando con sé la bicicletta, che però venne smarrita durante il viaggio. In Francia fu costretto a gareggiare con un mezzo avuto in prestito. Nonostante l’imprevisto, conquistò la prova a handicap e la corsa a punti, quest’ultima vincendo cinque dei dieci passaggi previsti sul traguardo. I successi nelle singole prove furono complessivamente sei.

Le competizioni si svolsero nel quadro dei Giochi di Parigi, organizzati tra il 14 maggio e il 28 ottobre del 1900, ma in un contesto ancora lontano dalla struttura olimpica attuale. L’evento principale era l’Esposizione universale e, dopo alcuni cambiamenti organizzativi, le gare persero anche la denominazione olimpica. Il riconoscimento ufficiale della corsa a punti arrivò soltanto molti anni dopo, quando Brusoni era già morto.

Il ciclista continuò comunque a gareggiare con risultati importanti. Nel 1901 vinse il campionato italiano dilettanti di velocità a Ravenna e nel 1902 e nel 1904 affrontò gran fondo di 600 chilometri su strade difficili. A Bergamo partecipò inoltre a incontri e gare tandem, fu inserito tra le vecchie glorie e allenò giovani e dilettanti.

Dalla sepoltura all’ossario

Brusoni morì a Bergamo il 26 novembre 1949, senza conoscere il riconoscimento olimpico di una delle sue vittorie. Per decenni rimase sepolto a Borgo Palazzo. L’11 giugno 2014 il Comune dispose l’estumulazione d’ufficio e trasferì i resti in deposito, in attesa di eventuali richieste da parte dei parenti. Nessuno si presentò e il 25 maggio 2016 le spoglie furono collocate nell’ossario comune del cimitero cittadino.

Il nome del campione non compare, secondo il racconto, né sul totem all’ingresso del camposanto né sul portale comunale di consultazione online. A ricordare la sua presenza restano alcuni fiori e piante davanti alla parete dell’ossario. Brusoni, considerato la prima medaglia olimpica del ciclismo italiano, è così finito lontano dalla valorizzazione riservata ad altre figure bergamasche della cultura, dello sport e della storia.