Confagricoltura Bergamo ha espresso forti preoccupazioni riguardo all’impatto ambientale dell’autostrada Bergamo-Treviglio, evidenziando che 152 ettari di terreni agricoli sono destinati a scomparire. Secondo l’associazione, le aziende agricole locali rischiano di perdere fino all’85% della loro superficie coltivabile, compromettendo gravemente la capacità produttiva del comparto zootecnico.
Il presidente di Confagricoltura, Renato Giavazzi, ha già richiesto al ministero dell’Ambiente un giudizio negativo sul progetto, sottolineando che la relazione tecnica dei proponenti non considera adeguatamente gli effetti reali sul sistema agricolo della pianura. L’autostrada, infatti, comporterebbe un consumo di suolo significativo, con 152,68 ettari di terreni agricoli e 4,75 ettari di occupazioni temporanee durante i lavori.
Terreni agricoli a rischio
Le aree più colpite includono Treviglio con 38,54 ettari, seguita da Levate (25,52 ettari), Osio Sotto (22,29 ettari), Pontirolo Nuovo (19,19 ettari) e Ciserano (14,30 ettari). Confagricoltura definisce questi terreni tra i più fertili della Bergamasca e la loro perdita come una risorsa «non rinnovabile» e irreversibile.
Inoltre, l’associazione ha messo in evidenza la frammentazione delle aziende agricole, stimando un allungamento complessivo dei percorsi agricoli di 17,3 chilometri su 14 aziende. Questo comporterebbe un aumento dei costi operativi, come il consumo di carburante e le ore di lavoro, senza che tali impatti siano stati adeguatamente considerati nei documenti del progetto.
Indennizzi insufficienti
Confagricoltura ha anche riportato casi emblematici, come un allevamento caprino che perderebbe 6,34 ettari su 12,03 e un’azienda orticola che verrebbe privata di 2,41 ettari su 2,83. Nonostante ciò, il sistema di valutazione continua a considerare questi impatti come «governabili». La situazione è particolarmente preoccupante per gli allevamenti, con 15 delle 50 aziende coinvolte che si occupano di bovini da latte, il che potrebbe portare a una riduzione della produzione di foraggi e a difficoltà nella gestione dei reflui.
Infine, Confagricoltura ha concluso che gli indennizzi previsti per gli espropri non sarebbero sufficienti a compensare i danni, poiché coprono solo il valore patrimoniale dei terreni, ma non la perdita di redditività futura e i costi di riorganizzazione aziendale. L’associazione ha anche evidenziato l’assenza di una valutazione cumulativa degli impatti, non considerando gli effetti già prodotti sul territorio da altre infrastrutture come l’autostrada A4 e la Brebemi.