Daniele Nembrini, 58 anni, di Trescore e residente a Cenate Sopra, è agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Bergamo e della Guardia di finanza su un presunto sistema di società e fondazioni utilizzato per trasferire denaro pubblico verso attività immobiliari e imprese riconducibili alla sua famiglia. Ai domiciliari anche la moglie Luisa Carminati, 56 anni. Per Claudia Nembrini, 71 anni, sorella di Daniele, è stato disposto il divieto di esercitare uffici direttivi per dodici mesi.
Le accuse contestate a vario titolo sono peculato, truffa ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e bancarotta fraudolenta. Il giudice per le indagini preliminari Luca Bonifacio ha disposto inoltre il sequestro di denaro e beni per 3.094.827,70 euro. Finora risultano sottoposti a vincolo liquidità, quote societarie e immobili per 2.960.436,23 euro. Il profitto ritenuto accertato dagli investigatori supera i quattro milioni di euro.
La rete di enti e società
Per ricostruire i rapporti tra i soggetti coinvolti, il gip ha dovuto rappresentare graficamente una struttura composta da sei fondazioni, tre consorzi, otto società a responsabilità limitata, quattro cooperative sociali, ventotto società in Lettonia e tre in Lussemburgo. Secondo l’ordinanza, la rete sarebbe stata utilizzata per “drenare” risorse pubbliche attraverso la sovrafatturazione di servizi o la fatturazione di prestazioni ritenute inesistenti.
Il capitolo principale riguarda i finanziamenti regionali destinati alla formazione professionale. Secondo l’indagine, 2.959.625 euro sarebbero stati trasferiti verso società immobiliari della famiglia. Le quattro fondazioni principali riconducibili a Nembrini — Ikaros, Et labora, JobsAcademy e JobsFactory — avrebbero ricevuto complessivamente 50.068.716,57 euro di contributi pubblici nel triennio 2022-2024. Gli investigatori contestano che parte delle risorse sia stata impiegata per lavori nella casa di famiglia, per un appartamento a Milano destinato al figlio, per un’abitazione in Sardegna e per una quota di un palazzo in via Zanica, a Bergamo.
Tra le contestazioni figura anche la bancarotta fraudolenta relativa alla società Amber International, alla quale risultano trasferiti 1.272.202 euro di risorse pubbliche poi fuoriuscite dalla disponibilità dell’impresa. Un ulteriore filone riguarda i centri di accoglienza per migranti di Gromo, Zandobbio e Valbondione, gestiti nell’ambito di rapporti con la prefettura: l’accusa ipotizza irregolarità relative a persone indicate come in servizio mentre si sarebbero trovate altrove. Su questo specifico reato, tuttavia, il giudice ha escluso la sussistenza dei gravi indizi e non ha applicato la misura cautelare.
Le contestazioni della difesa
L’indagine è iniziata nella primavera del 2023, dopo che i finanzieri avevano ricevuto informazioni su una rete di fondazioni, cooperative, consorzi e società riconducibile a Nembrini. Nell’ordinanza il gip parla di un “quadro allarmante” e di modalità definite “predatorie”, criticando anche la presentazione delle attività come impegno civile con fondamento religioso. In un’intercettazione registrata negli uffici di via Previtali, a Bergamo, Nembrini avrebbe commentato il ricorso a risorse pubbliche dicendo: “Tanto c’è Pantalone che paga”.
Nembrini ha contestato la ricostruzione accusatoria, sostenendo che si baserebbe su un quadro informativo incompleto e su una lettura unitaria di enti, periodi, incarichi e operazioni che, a suo giudizio, avrebbero dovuto essere esaminati separatamente. I difensori Barbara Bruni e Marco De Cobelli stanno valutando la presentazione di un ricorso al Tribunale del riesame. La difesa sottolinea inoltre che la richiesta della Procura prevedeva il carcere, mentre il gip ha disposto per Nembrini e la moglie la misura degli arresti domiciliari.