Dopo cinque anni al comando della Sezione operativa della Compagnia di Bergamo e del Nucleo investigativo, Danilo Di Fonzo, 38 anni, lascia la provincia per un nuovo incarico a Lecce. Il trasferimento arriva al termine di un periodo segnato da numerose indagini su omicidi, rapine violente, assalti ai bancomat e vicende che hanno richiesto un lavoro investigativo complesso e prolungato.
Nel corso della sua esperienza bergamasca, il capitano ha seguito le indagini su 15 omicidi, dal caso di Anselmo Campa fino al duplice delitto di Covo. Tra le vicende che ricorda con maggiore coinvolgimento umano e professionale c’è quella di Sharon Verzeni, conclusa con la confessione di Moussa Sangare, poi condannato all’ergastolo. Di Fonzo raccolse quelle dichiarazioni dopo ore di confronto e verifiche. L’indagine, ha spiegato, fu resa ancora più difficile dalla necessità di comprendere il movente dell’aggressione a una ragazza uccisa senza un rapporto precedente con il suo assassino.
Le nuove forme della violenza
Tra i casi affrontati dal Nucleo investigativo ci sono anche quelli legati alla violenza giovanile. L’indagine su Simba La Rue portò gli investigatori nel mondo delle crew e delle rivalità nate sul web, mentre il caso della professoressa di Trescore ha mostrato quanto le competenze tecnologiche possano essere avanzate anche in soggetti molto giovani. Il telefono del tredicenne accusato dell’accoltellamento era protetto da file criptati e sistemi di sicurezza costruiti dallo stesso ragazzo. Per superare quelle protezioni, anche i reparti specializzati impiegarono circa due mesi.
Secondo Di Fonzo, il confine tra dimensione digitale e vita reale è diventato più fragile. Per questo, ha osservato, un investigatore deve conoscere non soltanto la strada, ma anche gli strumenti e gli ambienti del web. Il caso ha inoltre evidenziato la distanza possibile tra capacità tecniche e maturità emotiva.
Rapine, bancomat e indagini ancora aperte
Tra le attività recenti figura l’arresto dei presunti componenti della banda ritenuta responsabile della rapina in un agriturismo di Alzano. L’operazione aveva richiesto particolare cautela perché gli indagati erano considerati potenzialmente violenti e armati. Durante un intervento a Orzinuovi, uno di loro tentò la fuga e i militari dovettero gestire una situazione di rischio in pochi istanti.
Nel 2025 il Nucleo si occupò anche della serie di assalti ai bancomat, diventati particolarmente frequenti. L’episodio di Sarnico, ritenuto molto violento, diede origine a un’attività investigativa articolata, con l’installazione di una telecamera vicino a un campo nomadi e il successivo coinvolgimento di carabinieri provenienti da diverse province.
Resta invece in corso l’indagine sulla profanazione di Pamela Genini: Procura e Nucleo investigativo continuano a lavorare sul caso, senza fornire ulteriori elementi. Di Fonzo ha ricordato anche le indagini sulla morte di Sara Centelleghe, 18 anni, e sulla vicenda dei fratellini di Pedrengo e della loro madre, definita tra le più difficili sia sul piano tecnico sia su quello umano.
Nel nuovo incarico il capitano porterà con sé soprattutto il metodo maturato a Bergamo: il lavoro di squadra, il confronto con l’autorità giudiziaria e la disponibilità a rivedere le proprie convinzioni. Un ruolo importante, ha sottolineato, lo ha avuto anche l’esperienza nei processi, considerati una scuola per verificare la solidità degli elementi raccolti e comprendere gli errori da evitare.
Tra i momenti più significativi della sua esperienza indica la conclusione del processo per Sharon. Dopo la sentenza, la famiglia della vittima si avvicinò agli uomini del Nucleo per salutarli. Per Di Fonzo, quel gesto ha rappresentato il senso del lavoro investigativo: non restituire ciò che è stato perso, ma cercare fino in fondo la verità.