Enrico Tiraboschi, nato a Bergamo il 2 febbraio 1886 e vissuto a lungo a Trescore, è ricordato per aver attraversato a nuoto la Manica nel 1923. Prima di diventare un atleta celebrato in Europa e in Argentina, aveva già compiuto un gesto di coraggio nelle acque del Serio: ad Alzano aveva salvato un uomo caduto nel fiume in piena e ormai allo stremo delle forze.
Quell’episodio potrebbe aver contribuito a fargli scoprire la propria resistenza in acqua, anche se la sua carriera sportiva si sviluppò soprattutto dopo l’emigrazione a Buenos Aires. Tra gli amici era conosciuto con i soprannomi di Titì, Chetto e Tira-molla-boschi. In Argentina il suo nome venne talvolta pronunciato in modo diverso, ma Tiraboschi continuò a rivendicare con orgoglio le proprie origini bergamasche.
La traversata da Cap Gris-Nez a Dover
La consacrazione arrivò a 37 anni, con l’impresa illustrata da Achille Beltrame sulla Domenica del Corriere. Tiraboschi partì da Cap Gris-Nez, in Francia, l’11 agosto 1923, otto minuti dopo le 20. Raggiunse la spiaggia di Dover alle 12.33 del giorno successivo, completando la traversata in 16 ore e 25 minuti e migliorando i precedenti record.
Durante il percorso fu seguito dal vaporetto Champion, sul quale viaggiavano giornalisti e una jazz band incaricata di aiutarlo a restare sveglio. All’arrivo, Tiraboschi uscì dall’acqua con il tricolore in mano. Indossava un costume speciale cucito da Eugenio Pilotta, noto all’epoca come massaggiatore della nazionale italiana di calcio e anche come pugile.
Il finale della prova fu segnato da un episodio curioso. Dopo essersi tolto il costume, l’atleta si presentò nudo davanti alla folla inglese e senza passaporto. Secondo il resoconto del Corriere, in questo modo violò due volte la legge, ma le autorità britanniche scelsero di mostrarsi tolleranti. La vicenda contribuì ad alimentare il racconto singolare di una traversata già destinata a entrare nella cronaca sportiva.
Il legame con Bergamo
Dopo l’arrivo a Dover seguirono festeggiamenti a Calais, Londra e Parigi, oltre al ritorno in Italia a bordo dell’Orient Express. Il successo fu celebrato anche per il confronto tra le origini bergamasche dell’atleta e il legame con l’Argentina, dove aveva vissuto e costruito la propria fama.
Nel corso delle celebrazioni, Tiraboschi mostrò il proprio attaccamento alla terra d’origine parlando in dialetto e ricordando con nostalgia la polenta con gli uccelli. A rendergli omaggio furono anche i soci dell’Atalanta. La sua memoria è oggi legata al piazzale dell’ex Palazzetto dello sport di Bergamo e alle fotografie conservate nell’archivio Sestini del Museo delle storie di Bergamo.