Arbitraggio e resilienza

Manuela Nicolosi: dagli insulti in campo alla formazione sulla sicurezza

L’ex internazionale racconta minacce, Var, prevenzione e il modello appreso da Collina

Manuela Nicolosi: dagli insulti in campo alla formazione sulla sicurezza

Manuela Nicolosi, 46 anni, romana, ha trasformato l’esperienza maturata sui campi di calcio in un nuovo percorso professionale dedicato alla sicurezza sul lavoro. Ospite a Bergamo durante Safety Expo, l’ex arbitro internazionale ha partecipato a un panel sulla comunicazione efficace, la resilienza e l’ottimizzazione della performance, spiegando il legame tra il ruolo del direttore di gara e quello del responsabile della sicurezza in azienda.

«Il ruolo principale dell’arbitro è prevenire e proteggere: prevenire gli incidenti e proteggere l’incolumità dei giocatori. Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione fa esattamente lo stesso lavoro», ha spiegato Nicolosi. Secondo l’ex arbitro, la prevenzione passa soprattutto dall’osservazione e dal dialogo: avvicinarsi ai capitani, richiamare l’attenzione sui comportamenti a rischio e intervenire prima che una situazione degeneri. Un approccio che, in azienda come sul terreno di gioco, richiede capacità di lettura e tempestività.

Le partite più difficili e le minacce

Nicolosi ha raccontato di aver smesso di arbitrare da un paio d’anni. Tra gli episodi più complessi ha ricordato i contrasti tra Salah e Giroud, che al termine della partita si sarebbero scusati. Le gare più impegnative, però, non sarebbero state le finali internazionali, ma quelle dei campionati dilettantistici, dove il rapporto con i giocatori e con gli allenatori può rendere più difficile far rispettare le regole.

Nel corso della carriera non sono mancate contestazioni legate anche al fatto di essere una donna in un ambiente tradizionalmente maschile. «Ho ricevuto insulti gravi», ha raccontato, ricordando che in tre occasioni ha dovuto chiamare i carabinieri per essere accompagnata fuori dallo stadio. In alcuni casi, ha riferito, si sono verificati anche episodi di minacce di morte e aggressioni contro la porta dello spogliatoio. Accanto alle difficoltà, ci sono stati anche riconoscimenti importanti, come la designazione per la finale di Supercoppa Europea del 2019 e la fiducia ricevuta dai responsabili arbitrali.

Var, regole e formazione

Nicolosi ha parlato anche del rapporto con il Var, inizialmente difficile da accettare per un arbitro abituato ad assumersi la responsabilità delle decisioni. A suo giudizio, la tecnologia dovrebbe intervenire soltanto in presenza di errori chiari ed evidenti, senza trasformare la partita in una continua revisione delle immagini. La capacità di restare concentrati dopo una decisione contestata, ha aggiunto, è una forma di resilienza necessaria tanto nello sport quanto nel lavoro.

Tra le regole da rendere più chiare ha indicato quella sui falli di mano, sostenendo che il movimento naturale del corpo dovrebbe essere valutato con maggiore attenzione prima di assegnare un rigore. Anche sulla simulazione, l’ex arbitro ha sottolineato l’importanza del dialogo preventivo con i giocatori. Il suo principale punto di riferimento resta Pierluigi Collina, che in seguito è stato suo responsabile alla Fifa durante tre Coppe del Mondo. Nicolosi ha spiegato di aver imparato da lui molto sulla presenza in campo e sulla comunicazione. L’unico rimpianto è non aver potuto chiudere la carriera arbitrale in Italia con una stagione in Serie A.