Racconto storico

Marisa cerca Aurelio tra i dispersi della Grande guerra

Una giovane attraversa la festa del quartiere seguendo l’ultima traccia del ragazzo partito con la classe del ’99

Marisa cerca Aurelio tra i dispersi della Grande guerra

Tra la folla della festa di Borgo Santa Caterina, Marisa si muove con un giornale stretto tra le mani e una domanda senza risposta. Ha piegato le pagine della Domenica del Corriere, dove nella rubrica dedicata alle persone scomparse compaiono numerosi soldati inviati al fronte e poi svaniti nel nulla. Tra le fotografie riconosce Aurelio Regazzoni, il ragazzo del Borgo partito con la classe del ’99.

Di lui Marisa non sa più nulla. Le hanno raccontato che i giovani della sua classe hanno combattuto e contribuito alla vittoria, ma anche che Aurelio non sarebbe mai arrivato in trincea. Secondo le voci circolate dopo la partenza, avrebbe disertato all’ultima fermata della tradotta. Il generale Graziani, dicono, fa fucilare alla schiena i disertori e ha incaricato i Reali Carabinieri di cercarli. Marisa non vuole credere a quella versione, ma l’assenza del ragazzo e il silenzio seguito alla partenza alimentano ogni dubbio.

La ricerca durante la festa

A nove mesi dalla fine della guerra, la giovane attraversa la festa del Borgo tra abiti leggeri, torrone e fette di polenta grigliata. Aurelio abitava nella stessa zona e non mancava mai a quell’appuntamento. Marisa spera ancora di rivedere il suo sorriso, anche se sa che l’attesa difficilmente avrà un esito. Il suo obiettivo è raggiungere la Carlina, una bambina di dodici anni esibita da un uomo ossuto all’inizio del Borgo.

La ragazzina, con il volto coperto da una pezza scura, descrive le persone intorno a sé in cambio di un soldo. L’uomo sostiene inoltre che sappia predire il futuro e ritrovare gli scomparsi. Attorno al banchetto si raccolgono madri, sorelle e mogli di uomini dispersi durante il conflitto, tutte in cerca di una parola capace di tenere accesa la speranza. Marisa aspetta a lungo il proprio turno, poi consegna il soldo e racconta la storia di Aurelio.

Nello stesso momento, davanti a una trattoria, due carabinieri cercano informazioni sul ragazzo. Un uomo che si trova sulla porta nega di sapere dove sia e chiarisce di non apprezzare i disertori. Il brigadiere controlla un biglietto con il nome di Regazzoni Aurelio e chiede dove si trovi Marisa Todeschini. La ragazza, intanto, riceve dalla Carlina una risposta enigmatica: «Lo stanzino dei giochi».

L’ultima traccia

Quelle parole richiamano alla memoria di Marisa una frase pronunciata da Aurelio alla stazione, prima della partenza: quando fosse tornato, lei avrebbe dovuto cercarlo proprio nello stanzino dove giocavano da bambini. La giovane si volta e attraversa di corsa la folla, riuscendo a sfuggire ai due carabinieri che tentano di fermarla.

Con il volto graffiato e i capelli sciolti, Marisa raggiunge il portoncino della trattoria, attraversa i locali e arriva nel cortile. Cerca la vecchia carbonaia, ma trova soltanto un muro di mattoni. Lo tocca con entrambe le mani, quasi per verificare che sia reale. Alle sue spalle torna la voce roca dell’uomo della trattoria: meglio così, dice, che avere un figlio fucilato alla schiena.

Marisa si appoggia al muro e cede al dolore. Nella mano conserva ancora la pagina della Domenica del Corriere, ormai ridotta a una cartaccia. Tra le pieghe intravede il volto di Aurelio e si aggrappa all’ultimo ricordo del ragazzo, quello dei baffi appena cresciuti e del sorriso incerto. La ricerca si conclude così, senza una conferma sul suo destino e con il peso di una scomparsa rimasta senza risposta.