A Bergamo, i livelli retributivi si rivelano inferiori alla media regionale, con un salario medio di 15,45 euro lordi all’ora, mentre in Lombardia si raggiunge 17,14 euro, mostrando un divario di 1,69 euro. Questo fa sì che la provincia orobica superi di poco il dato nazionale, fissato a 15,08 euro.
Un’analisi del Dipartimento Welfare della Cisl di Bergamo, basata su dati Istat, mette in luce come il gap retributivo si amplifichi al crescere del titolo di studio. Per chi ha la licenza elementare o media, la differenza salariale con il resto della Lombardia risulta pressoché nulla, con 13,60 euro contro 13,65 euro. Con il diploma il gap aumenta, con 16,16 euro a fronte di 17 euro, mentre per i laureati la situazione è significativa: 21,20 euro contro 25,48 euro.
Disparità di geneder e crescita dei lavoratori stranieri
Le disparità di stipendio non colpiscono solo l’istruzione, ma anche il genere. Una lavoratrice bergamasca guadagna in media 14,26 euro lordi all’ora, rispetto ai 16,23 euro degli uomini, con un divario di quasi due euro. Ad aggravare la situazione, le donne guadagnano meno rispetto alle colleghe lombarde, le quali guadagnano 15,69 euro.
In controtendenza, i lavoratori stranieri in provincia hanno visto un incremento significativo: nel 2024, il loro stipendio annuale raggiungerà i 20 mila euro, con un aumento di oltre 26% rispetto a undici anni fa. La Cisl attribuisce questa crescita all’«inverno demografico» e alla crescente necessità di manodopera nel mercato bergamasco.
Secondo Luca Nieri, segretario provinciale della Cisl, il territorio ha il dovere di valorizzare le competenze locali per evitare che i giovani siano costretti a cercare lavoro altrove. «È una sfida che interessa tutta l’Europa», afferma Nieri, sottolineando l’importanza di affrontare queste problematiche per garantire opportunità future.