In attesa dell’uscita ufficiale nelle sale, prevista per 29 ottobre, il film «Dio ride» arriva a Bergamo con una proiezione accompagnata dall’incontro tra il regista e il pubblico. L’appuntamento è al cinema Conca Verde, dove Giovanni Veronesi presenterà il suo nuovo lavoro a partire dalle 20.45.
La pellicola ha esordito in chiusura della Mostra del Cinema di Venezia e, nelle settimane che precedono la distribuzione, è al centro di diverse anteprime. A Bergamo, dopo la visione, il regista dialogherà con gli spettatori sul film, distribuito da PiperFilm e atteso nelle sale dal 29 ottobre.
Un ritorno ai temi religiosi
«Dio ride» affronta questioni legate alla religiosità, un tema già presente nella filmografia di Veronesi e tornato al centro della sua scrittura dopo oltre trent’anni. Il regista ha spiegato di essere arrivato al progetto attraverso una riflessione personale, scegliendo di avvicinarsi a un mondo che non sente come proprio con rispetto e senza rinunciare alla sua prospettiva laica.
La storia è ambientata nel XVII secolo. Pierfrancesco Favino interpreta frate Leopoldo, un religioso che professa con gioia il Vangelo, mentre Silvio Orlando veste i panni di un alto prelato, cardinale inquisitore e conservatore, indicato come possibile oppositore del protagonista. Nel cast figura anche Carlo Cecchi nel ruolo del pontefice.
Il confronto con gli spettatori
Parlando del lavoro con gli interpreti, Veronesi ha definito Favino e Orlando essenziali per la riuscita del film, sottolineando in particolare la prova del primo e la capacità del secondo di appropriarsi dei personaggi. La presenza di Cecchi, scomparso lo scorso gennaio, è stata invece collegata dal regista alla sua innovativa esperienza nel teatro e nel cinema.
Il ciclo di anteprime offre così al pubblico bergamasco l’occasione di vedere il film prima del debutto ufficiale e di discuterne direttamente con l’autore. Veronesi ha raccontato di considerare questi incontri momenti di confronto profondi, anche perché le domande degli spettatori, a suo giudizio, finiscono spesso per riguardare la loro esperienza personale più che il solo percorso produttivo dell’opera.