Formazione digitale

Ateneo e IA: la sfida è imparare a porre domande

Sergio Cavalieri illustra il ruolo dell’istruzione superiore tra responsabilità, etica, ricerca e dialogo con la società

Ateneo e IA: la sfida è imparare a porre domande

Il rapporto tra conoscenza, tecnologia e persona sta cambiando rapidamente. L’intelligenza artificiale è già presente nella vita quotidiana, nei luoghi di lavoro, nell’informazione, nell’istruzione e nei processi decisionali. La diffusione di questi strumenti sta modificando le competenze richieste e il mercato del lavoro: alcune professioni saranno trasformate, altre nasceranno, mentre alcune attività perderanno progressivamente rilevanza.

Di fronte a questo scenario, l’università deve interrogarsi sulla propria missione come luogo di formazione, ricerca e produzione della conoscenza. Il tema, sottolinea Sergio Cavalieri, rettore dell’Università degli studi di Bergamo, non riguarda soltanto la capacità di utilizzare nuovi strumenti, ma il tipo di professionisti da preparare per una società nella quale una parte crescente delle attività cognitive potrà essere affidata alle macchine.

Dalle risposte alle domande

Per secoli una parte importante dell’educazione è stata costruita sulla capacità di fornire risposte. Oggi sistemi in grado di generare in pochi secondi testi, analisi, immagini e soluzioni rendono le risposte più immediate e meno costose. Secondo la riflessione richiamata dal rettore, diventa quindi decisivo comprendere che cosa dimostri davvero una risposta ben formulata e quale sia il valore aggiunto dell’intervento umano.

La formazione dovrà concentrarsi sempre più sulla capacità di formulare la domanda giusta, comprendere il contesto, collegare conoscenze diverse e verificare le fonti. L’obiettivo è consentire alle persone di assumersi la piena responsabilità delle decisioni, anche quando queste vengono assunte con il supporto di sistemi automatizzati. In questo percorso, il confronto tra docenti e studenti e il ruolo dell’aula restano centrali: il dialogo permette di analizzare le soluzioni proposte dagli algoritmi e di sviluppare autonomia di giudizio.

Uso responsabile e ricerca

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, osserva Cavalieri, non deve essere demonizzato. L’Università degli studi di Bergamo ha elaborato linee guida dedicate all’impiego di queste tecnologie, indicando quattro principi di riferimento: responsabilità, trasparenza, sicurezza e inclusione. L’adozione degli strumenti dovrà essere consapevole, fondata su criteri etici e compatibile con il quadro giuridico.

La responsabilità dell’università non si limita però alla formazione. La velocità dell’innovazione può alimentare un senso di smarrimento nella società, e gli atenei possono contribuire a comprendere, sperimentare e organizzare i cambiamenti in corso. In questo contesto è nato RAISE – Centre for Responsible Artificial Intelligence, Society and Ethics, centro di ricerca e terza missione sviluppato attraverso il coinvolgimento trasversale dei Dipartimenti dell’ateneo.

Il centro riunisce competenze e prospettive differenti per analizzare le conseguenze dell’intelligenza artificiale sulla società e contribuire a orientarne lo sviluppo e l’utilizzo. La nuova conoscenza, sostiene il rettore, non può restare confinata nelle università, ma deve diventare occasione di confronto con imprese, istituzioni, sistema educativo e società civile. La trasformazione in corso non è soltanto tecnologica: coinvolge la cultura, l’educazione e la democrazia, perché la tecnologia non possiede una direzione morale autonoma. A determinarla sono le scelte compiute da persone, istituzioni e comunità.