Mercato immobiliare

Case sfitte e affitti brevi aggravano l’emergenza a Bergamo

Il sindacato segnala rincari e carenza di alloggi, mentre Aler illustra gli interventi programmati.

Case sfitte e affitti brevi aggravano l’emergenza a Bergamo

A Bergamo il problema abitativo si intreccia con la crescita degli affitti brevi e con la presenza di numerosi alloggi inutilizzati. A sollevare la questione è Unione Inquilini, secondo cui in città gli appartamenti privati sfitti sarebbero circa 10mila, pari al 14% del patrimonio abitativo. Per il sindacato, a questi si aggiungerebbero poco più di mille alloggi pubblici non assegnati.

Aler contesta però la stima sugli immobili di edilizia residenziale pubblica e segnala un piano di recupero già avviato. Nel dettaglio, 24 alloggi sarebbero destinati all’Ats di Bergamo e altri 15 ai Vigili del fuoco. Sono inoltre previsti interventi su 640 abitazioni, da ristrutturare entro 18 mesi attraverso il Piano Casa nazionale. Altri 74 posti letto per studenti dovrebbero essere ricavati da immobili inutilizzati situati in via Celadina, via Monte Misma e via Monte Grigna, grazie a fondi del Pnrr.

La pressione degli affitti brevi

La situazione locale viene inserita da Unione Inquilini in un quadro nazionale segnato da oltre otto milioni di alloggi sfitti e da circa 600mila famiglie in lista d’attesa per una casa popolare. Parallelamente, a Bergamo diminuisce l’offerta destinata alle locazioni di lunga durata, mentre aumentano gli immobili utilizzati per soggiorni brevi: secondo i dati citati dal sindacato, sono passati da 1.080 nel 2017 a 1.884 nel 2024, per un giro d’affari annuo stimato in 30 milioni di euro.

La riduzione dell’offerta si riflette sui canoni. Una stanza singola arriva a sfiorare 500 euro al mese, mentre un bilocale di circa 60 metri quadrati nella zona di Borgo Palazzo è passato da 600 a 900 euro, fino a circa 1.000 euro considerando le spese. A risentirne è soprattutto la cosiddetta fascia grigia: persone che superano i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica, ma non riescono a sostenere i prezzi del mercato privato.

Le ricadute sul lavoro

Secondo Unione Inquilini, l’elevato costo delle locazioni avrebbe già avuto conseguenze sul mercato del lavoro cittadino. Il sindacato stima che oltre 300 insegnanti, insieme a diversi infermieri e agenti di polizia, abbiano rinunciato a lavorare a Bergamo perché non riuscivano a sostenere la spesa per l’alloggio.

Il sindacato individua due livelli di responsabilità. Sul piano locale, gli investimenti dell’ultimo decennio si sarebbero concentrati soprattutto su turismo, aeroporto e commercio di fascia alta, mentre le politiche sociali avrebbero ricevuto meno attenzione. Sul piano europeo, Unione Inquilini richiama invece la riduzione delle risorse per il welfare a fronte dell’aumento della spesa militare.

L’appello Europe Needs Home, sottoscritto da oltre 300 sigle sindacali europee, stima che più di 20 milioni di famiglie nel continente siano esposte al rischio di sfratto o a condizioni di grave disagio abitativo. Secondo il sindacato, la Commissione europea starebbe orientando le politiche verso l’housing sociale, una soluzione ritenuta parziale rispetto alla domanda di edilizia pubblica a canone calmierato.