Allarme sociale

Violenza sulle donne, a Bergamo 80 richieste d’aiuto al mese

Le strutture provinciali descrivono un sommerso ampio e chiedono prevenzione culturale fin dall’infanzia.

Violenza sulle donne, a Bergamo 80 richieste d’aiuto al mese

Ottanta donne ogni mese si rivolgono ai centri antiviolenza della provincia di Bergamo. È il dato che emerge dalle realtà impegnate nell’assistenza alle vittime, che descrivono un fenomeno ancora in larga parte sommerso. Le richieste possono indicare un aumento degli episodi, ma anche una maggiore capacità di riconoscere comportamenti considerati in passato normali o di scarsa gravità.

Secondo Sara Modora di Aiuto Donna, la denuncia non sempre è sufficiente a mettere una donna al riparo. Molte vittime di femminicidio avevano già segnalato le violenze, ha osservato, sottolineando che la protezione non può dipendere soltanto dal sistema giudiziario. Anche la Cooperativa sociale Sirio di Treviglio rileva un incremento delle richieste e richiama il carattere sommerso di numerose storie, che spesso restano fuori dai percorsi ufficiali.

Due arresti dopo anni di minacce

Tra i casi recenti c’è quello di una donna che, il 16 settembre, ha denunciato il marito ai carabinieri di Romano. La deposizione, resa tre giorni dopo, ha fatto emergere anni di controllo iniziati dopo le nozze, celebrate nel 2007, e culminati con percosse e minacce di morte. L’uomo, 50 anni, originario del Marocco come la moglie, avrebbe continuato a minacciarla anche in caserma, dicendo che l’avrebbe uccisa e bruciata. Era già intervenuto contro di lei sostenendo che i militari non avrebbero potuto proteggerla in ogni momento. È stato arrestato anche per i maltrattamenti ai figli.

Un secondo procedimento riguarda un 53enne di Clusone, arrestato dopo una lunga storia di aggressioni verbali, spesso aggravate dall’alcol. La situazione è esplosa il 22 settembre, quando l’uomo avrebbe puntato contro la moglie un coltello lungo 32 centimetri, minacciandola di morte. Il figlio maggiore ha tentato di difendere la madre, mentre la donna, dopo aver chiamato il 112, ha afferrato l’arma per impedire che il marito colpisse il ragazzo. Il gip Roberto Palermo ha disposto il carcere per entrambi gli uomini. L’indagato ha definito l’accaduto un incidente avvenuto mentre preparava un panino.

Le richieste di aiuto e la prevenzione

Ogni giorno i carabinieri ricevono circa dieci denunce o chiamate legate a nuove richieste d’aiuto oppure alla violazione di misure cautelari adottate nell’ambito del codice rosso. La procedura prevede una corsia prioritaria e l’ascolto della vittima entro tre giorni. Le operatrici ricordano tuttavia che anche i provvedimenti di allontanamento non eliminano sempre il pericolo: a Cividate, un uomo avrebbe aggredito a forbiciate l’ex compagna nonostante fosse stato allontanato dalla casa.

Per Marcella Micheletti, legale di Aiuto Donna e rappresentante dell’area legale dell’associazione Tina Lagostena Bassi, le norme esistono e vengono applicate, ma non bastano a fermare la violenza. La prevenzione dovrebbe intervenire prima dell’emergere delle condotte più gravi, lavorando sulla gelosia e sul controllo, spesso scambiati per manifestazioni d’amore. Da qui la richiesta di un ruolo più incisivo della scuola, per educare bambine e bambini al rispetto e alla libertà degli altri.

Accanto agli interventi rivolti alle vittime sono stati attivati anche percorsi per gli uomini maltrattanti. A Bergamo, il centro La svolta di via Pignolo accoglie chi riconosce la presenza di comportamenti aggressivi e accetta di affrontarli. Per le associazioni, il carcere da solo non consente di interrompere il meccanismo della violenza: servono anche percorsi rieducativi capaci di intervenire sulle responsabilità di chi agisce i maltrattamenti.